giovedì 30 luglio 2020

Parola d’ordine mininvasività

A Maria Cecilia Hospital



E' operativa una nuova équipe dedicata alla Proctologia e Pelviperineologia. Il team si occupa di un percorso integrato che parte da visite ambulatoriali supportate da tecnologie diagnostiche di ultima generazione e che può proseguire, laddove si rendesse necessario, tramite attività chirurgica con l’utilizzo di tecniche all'avanguardia.


Parola d’ordine: mininvasività. Quando infatti si ha a che fare con patologie che riguardano questi distretti corporei, si va a colpire l’intimo del paziente. Il disagio e la paura verso le modalità di diagnosi e trattamento devono essere sfatati in favore di una cultura della prevenzione, alimentata questa da specialisti competenti e metodiche innovative che riducono al minimo l’invasività nei confronti del paziente.

 

L’équipe di Maria Cecilia Hospital si avvale delle competenze e dell’esperienza del Dott. Sergio Agradi e del Dott. Luca Bordoni Chirurghi Generali e Proctologi, specializzati nella diagnosi, nella cura e nella chirurgia delle patologie di colon, retto, ano e pavimento pelvico. Nel team anche la Dott.ssa Benedetta Mattioli.

 

Presso la struttura di Cotignola viene adottato un approccio multidisciplinare: il paziente viene infatti seguito, oltre che dagli specialisti in Proctologia, anche da medici di discipline trasversali alla patologia, dalla Ginecologia alla Gastroenterologia.

Tra le patologie trattate ci sono: prolasso degli organi pelvici, stipsi, ostruita defecazione, incontinenza urinaria e fecale, dolore pelvico, malattia emorroidaria, fistole e sepsi anali, cisti pilonidali, ragadi anali, condilomi anali e rettali.

 

I dottori Agradi e Bordoni vanno ad implementare i servizi al paziente per la specialità di Proctologia grazie alla loro esperienza sul campo, con una media di 1000 casi all’anno registrati durante la loro carriera, un alto volume di pazienti per un’équipe in costante aggiornamento e specializzata in tecniche d’avanguardia e nuove tecnologie.

 

Le patologie più frequenti: quando rivolgersi al Proctologo?

 

Oggi la proctologia e la pelviperineologia interessano circa il 60-70% delle donne, soprattutto quelle che hanno sostenuto un parto o subito un’isterectomia. Fra i disturbi più frequenti che possono interessare la sfera femminile c’è il prolasso degli organi pelvici, ovvero utero, vescica e retto. Questa problematica si verifica quando i tessuti di supporto della pelvi si fanno più fragili e non riescono più a sostenere la struttura. 


Per riportare l’anatomia pelvica alla sua regolare funzionalità, l’équipe del dott. Agradi e del dott. Bordoni ha ideato una tecnica chirurgica mininvasiva, denominata POPS (Pelvic Organs Prolapse Suspension): la metodica è già stata applicata dagli specialisti in circa 1.500 casi negli ultimi 10 anni di professione, vantando così la maggiore casistica a livello mondiale, e consente di agire contemporaneamente sul prolasso di vescica, utero e retto e di conservare l’utero stesso. Si esegue in laparoscopia e prevede il posizionamento di una mesh (rete biocompatibile) in sostituzione dei tessuti indeboliti.

 

Tra le patologie più diffuse, che colpisce ambo i sessi, vi è la malattia emorroidaria: ne soffre circa il 40% della popolazione adulta italiana. Quando la strada chirurgia diviene necessaria, l’équipe di Maria Cecilia Hospital adotta tecnologie e metodi che puntano a ridurre l’impatto sui tessuti e a conservare gli organi. Le tecniche mininvasive studiate e messe a punto dall’équipe permettono al paziente un ritorno più rapido alla quotidianità e una riduzione, a volte a zero, del dolore postoperatorio.

 

Infine, a Maria Cecilia Hospital, vengono utilizzate ulteriori tecniche, considerate il gold standard nel trattamento di determinate patologie, come ad esempio: nel di prolasso rettale si procede con la tecnica STARR (Stapled Trans-Anal Rectal Resection) o TRANSTAR; per le cisti pilonidali o sacro-coccigee (sacche di peli e cellule che solitamente si formano nella piega fra i due glutei) il trattamento definitivo è l’intervento chirurgico e in struttura viene utilizzata la tecnica EPsiT (Endoscopic Pilonidal Sinus Treatment) che permette di ridurre il più possibile la quantità di tessuto asportato; nel trattamento delle fistole anali, lesioni spesso purulente di forma tubulare che fanno da canale di comunicazione fra retto o ano e la cute perianale, è indicata la tecnica VAAFT (Video Assisted Anal Fistula Treatment) che, tramite il fistuloscopio di Meinero, permette di chiudere la cavità e curare la fistola dall’interno, senza il rischio di causare danni agli sfinteri e quindi incontinenza postoperatoria.


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