Le regole cambiano a seconda che vengano applicate agli amici oppure agli avversari?

La Corte Suprema americana

Il 18 settembre scorso è
deceduta Ruth Bader Ginsburg, giudice della Corte Suprema americana,
l’organo più importante della magistratura degli USA, chiamato a
decidere sulla congruità della leggi e delle sue applicazioni,
composto da nove membri nominati a vita dal Presidente degli Stati
Uniti in carica.

Un bellissimo film, “Una
giusta causa” del 2018, visibile facilmente a noleggio sulle
principali piattaforme di streaming, ci racconta la sua vita, sempre
dedicata a lavorare per migliorare la realtà delle tante minoranze
discriminate.

A
metà degli anni ’50, Ruth Bader Ginsburg fu ammessa, insieme ad
appena otto colleghe di sesso femminile, alla prestigiosa Harvard Law
School per proseguire poi gli studi presso la Columbia University,
dove si laureò in legge nel 1959. Nonostante i brillanti risultati,
Ruth incontrò enormi difficoltà a trovare lavoro presso uno studio
legale, a causa del suo essere donna. Nel 1970, il marito le propose
di rappresentare un cliente per una piccola evasione fiscale.
Apparentemente un caso modesto, che presentava una discriminazione di
genere: l’accusato doveva pagare soltanto perché appartenente al
sesso maschile. Ruth convinse i magistrati dell’assurdità della
legge, aprendo la strada per una maggiore eguaglianza nella
legislazione statunitense, a favore di tutte le minoranze.

Sabato scorso Trump ha
annunciato la nomina di Amy Coney Barrett quale nuovo giudice per
coprire il posto rimasto vacante.

Nel febbraio 2016, a 10
mesi dalle successive elezioni presidenziali, si verificò un lungo
braccio di ferro tra il presidente degli Stati Uniti Barack Obama e
il Senato dominato dai repubblicani sulla nomina di Merrick Garland
per la successione alla Corte Suprema, che si imponeva dopo la morte
del giudice Antonin Scalia. Il leader della maggioranza repubblicana
al Senato, Mitch McConnell ribadì il suo ‘no’ fermo per qualsiasi
candidato proposto da Obama, e questo fino a quando non si fosse
insediato il nuovo presidente nel gennaio 2017. Con il rifiuto quindi
di tenere audizioni ed esercitare il voto per qualsivoglia proposta
presidenziale, visto che il Senato degli USA deve ratificare la
nomina proposta dal Presidente.

Al posto di Antonin
Scalia, quattordici mesi dopo la sua scomparsa, Donald Trump nominò
Neil Gorsuch.

Oggi, a 30 giorni dalle
elezioni presidenziali americane (non i 10 mesi che vennero
contestati ad Obama) il leader di maggioranza al Senato, il
repubblicano Mitch McConnell (sempre quello di quattro anni fa), ha
assicurato il voto in brevi tempi sulla nomina di Donald Trump per la
successione di Ruth Bader Ginsburg.

Della serie: le regole
cambiano a seconda che vengano applicate agli amici oppure agli
avversari.

Cosa dobbiamo pensare
dell’attuale inquilino della Casa Bianca che si è auto-nominato
difensore del popolo contro le “cosiddette” élite che vogliono
rubare ai cittadini la possibilità di decidere il futuro del proprio
paese?

Tiziano Conti

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