mercoledì 28 ottobre 2020

26 ottobre 2020 ore 18,00

Di Roberto Cumali

Guardo l’orologio in continuazione quasi con la mania di quando aspettavo il momento di partire per i miei lunghi viaggi

Davanti me , tre persone discutono della partita di ieri sera , altri inveiscono contro  leggi e governi , anche perché poi li rintanano a casa con le mogli e lo loro fiction in tv

Guardo l’orologio di fronte al bancone , le cinque e quaranta : è già quasi tardi , devo fare in fretta , pulire tutto , chiudere il bar

Devo chiudere alle sei

Com’è strano e com’è strano lavorare solo sette ore e mezzo , com’è difficile spiegare alle persone e alle loro innocenti piccole evasioni che è ora  di andarsene , com’è triste spiegarlo al vedovo di ottant’anni che dovrà passare tutta la serata solo senza nemmeno una partita con le carte , due risate e qualche ricordo

Com’è triste chiudere il bar

Mi sforzo a non pensare a incombenze e scadenze , mi concentro sul fatto che è solo per un mese , forse

Mi viene incontro di vederla a casa , di aver un po di tempo per noi e il buio che ci accoglie già al pomeriggio da solo due giorni

Un bambino entra con la nonna mentre spazzo e chiede un gelato

La nonna , guardandomi , gli dice che non può , che è troppo tardi

Il bambino mi osserva preoccupato , probabilmente si domanda come mai , come sia possibile che sia tardi , quando anche lui sa che non è così

Io guardo la nonna poi il bambino , gli do il gelato dei suoi desideri gli dico “ però dopo mangi anche la ciccia ! “, gli sorrido facendogli boccacce e smorfie tipo quelle che faccio quando faccio sciocche scenette con Max e gli altri

Il bambino ride , la nonna anche e ringrazia

Io ho vinto !

faccio il lavoro più bello del mondo , anche se dicono non sia necessario

esco , è incredibile , c’è la stessa beffarda temperatura di marzo

arriva sempre il ritardatario , si sa, chiede “ hai già pulito la macchina ?”

gli dico si , senza apostrofare che mancano due minuti alle sei

mi domando chi sarebbe venuto stasera , cosa sarebbe successo o se ci fossimo mai divertiti

storie popolari

storie della gente

gente da bar

il mio lavoro

la mia vita

mentre accavallo i pensieri , mi viene la voglia di scriverla

vado via

penso alla speranza di tornare presto alla normalità che qualche volta non m piaceva

penso alla speranza e che questo nuovo nostro  sacrificio ne valga davvero la pena come dicono

e che poi finisco tutto davvero una volta per tutte

spero possano continuare tutti i bar  in ogni angolo del mondo

dove nascondersi , parlare , giocare e scherzare

dove i vecchi non si sentano troppo soli

dove nascono sorrisi ai bambini

penso con tutta la speranza del mio cuore

e mentre alle sei  ,  penso e chiudo il bar

come d’incanto ,

l’insegna s’accende

Roberto Cumali


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