giovedì 15 ottobre 2020

Caos medici di Base

 Intervengano la Regione ed il Sindaco


Un’intera generazione di medici di base in provincia di Ravenna va in pensione.

In particolare, a Lugo, la situazione è per certi versi “sconvolgente” ha dichiarato alla stampa Mauro Marabini, direttore del Dipartimento cure primarie di Ravenna.

“ Se quest’anno-ha continuato- fossero andati in pensione, oltre ai tre medici che hanno dovuto farlo perché arrivati ai 70 anni anche quelli di 68 e 62 anni, saremmo rimasti con una ventina di medici in tutto poiché la tendenza oggi è quella del pensionamento anticipato.

Il Covid-19 ha seminato paura, messo a dura prova gli ambulatori e creato stress.”

Bene, in questo clima di emergenza per carenza di personale, amplificata dall’altra enorme emergenza del covid 19, il nuovo direttore generale dell’ Ausl Romagna esclude la possibilità di proroga ai medici che avevano chiesto di rimanere oltre i limiti di età e si erano dichiarati disponibili per un paio d’anni.

Limiti di legge, è stato detto, ma in altre province vi sono state analoghe situazioni che sono state risolte con apposite sentenze favorevoli di tribunale (Ferrara e Terni).

La gravità e l’eccezionalità della situazione è tale che la Regione dovrebbe intervenire in nome dell’autonomia che le è stata concessa dalla Costituzione (modifica del capitolo V) e valutare la possibilità ed opportunità di una proroga, nonché permettere l’assunzione di laureati anche qualora non abbiano terminato la scuola di specialità.

Lugo è gravemente penalizzata dalla scarsità di medici che si aggiunge allo smantellamento progressivo dell’ ospedale , ormai ridotto ad un poliambulatorio dalla discussa riforma della grande Ausl di Romagna.

In base alla Costituzione ogni cittadino ha diritto alla salute ed alla copertura sanitaria ed è il Sindaco il responsabile della salute pubblica del suo territorio in base all’art.1 della legge sanitaria .

Oggi i nodi arrivano al pettine: la nostra provincia e Lugo, in particolare, subiscono un deficit organizzativo e programmatorio della Regione che ha trascurato il ruolo dei medici di base e non ha previsto un numero adeguato di laureati nelle scuole di specializzazione finalizzato al ricambio di chi sarebbe andato in pensione, fenomeno peraltro segnalato dall’Ordine dei medici.

Esattamente l’opposto di quello che si dovrebbe fare oggi dopo l’ esplosione e la persistenza del coronavirus poichè è assodato che la cosiddetta medicina territoriale sia la sola in grado di fronteggiarlo , come dimostra l’esperienza negativa di alcune regioni, vedi Lombardia, che aveva smantellato la rete dei medici di base.

Angelo Ravaglia


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