martedì 27 ottobre 2020

Pandemia, riscoprire il senso della comunità

 Di Tiziano Conti

I “coprifuoco parziali” adottati da alcune Regioni iniziano ad affacciarsi progressivamente come nuove forme da sperimentare per contrastare la diffusione del Covid-19. A chi chiede se sono condivisibili, secondo me la risposta è sì, se hanno la finalità di sollecitare le coscienze e le responsabilità individuali di ogni cittadino nel contenere il rischio dell’epidemia, altrimenti potrebbero essere solo un rimedio momentaneo.

La responsabilità individuale e collettiva impone un impegno generale sulla assoluta e prioritaria attenzione al tema della salute che deve essere tutelata come primo obiettivo, perché non c’è economia senza salute, perché senza salute non c’è vita in nessuna forma e ogni malato e ogni vita che si salva preservandola dal Covid-19, vale quanto la salute e la vita dell’intera comunità mondiale.

Il tema insomma o è comune (come una catastrofe globale ci invita), oppure non ne usciremo facilmente. Senza la consapevolezza di essere interconnessi (Cina, USA, Lombardia, il mio vicino di casa), non c’è risposta efficace alla pandemia.

Il vero vaccino dovrebbe essere la riscoperta del senso di comunità.

Teniamo conto che il Covid-19 uccide con il virus, ma anche con la paura di curarsi che ci tiene lontani dalle strutture sanitarie, riducendo la prevenzione per evitare il contagio. Questi sono fatti e come tali vanno affrontati. 

Come è un fatto che senza un equilibrio tra ospedalizzazione e salute di prossimità (i medici di base!), l’obiettivo di curare davvero ogni cittadino resterà lontano e con esso l’effettiva risposta al diritto alla salute di ognuno di noi. Il dramma della pandemia non è riuscito a mettere pace al qualunquismo, virus sociale altrettanto pericoloso perché alimenta la cultura della diffidenza che il Paese e il mondo intero non possono permettersi, basti ricordare le varie manifestazioni dei “negazionisti” in tante parti del mondo.

Un buon risultato sarebbe quello di essere tutti concentrati sul dibattito relativo a come progettare la ristrutturazione del Paese, in particolare in materia di modello di sviluppo e politiche della salute nella direzione della prossimità e della sostenibilità.

Ogni risorsa utile dal Recovery Fund al MES, provenienti dalle istituzioni europee, potrebbe essere decisa con il coinvolgimento dei cittadini, a partire dal Terzo Settore, uno dei punti di forza della nostra Italia, sempre pronto a rispondere presente nelle situazioni di emergenza.

Se gli addetti ai lavori, le Istituzioni e, più in generale, il mondo dell’associazionismo e del volontariato fanno quadrato, forse possiamo aspettarci risposte positive dai cittadini sul versante della voglia di fare comunità!

Quale futuro?

Quello che è successo a Napoli venerdì sera o, preferibilmente, il desiderio da parte di ciascuno di noi di sentirci parte di un mondo che vuole uscire insieme da questo momento?

Tiziano Conti


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