Padre Sorge e le Acli di Lugo

 Seconda
testimonianza

Il primo articolo è
stato pubblicato martedì.

Trascorrono poco meno di
sei anni dall’evento di cui ho scritto, alcuni giorni addietro,
nella “prima testimonianza” e Padre Bartolomeo Sorge risponde
nuovamente all’invito del Circolo ACLI di Lugo: fu assieme a noi
per la celebrazione dell’annuale “Giornata dell’Aclista”, nel
pomeriggio di sabato 2 aprile 2011, presso la sala convegni del
Ristorante Ala d’Oro, per trattare una relazione sul tema “Una
nuova generazione di cattolici in politica”. Anche in
quell’occasione, al fine di dare il risalto e la diffusione che la
circostanza richiedeva, la promozione della conferenza avvenne in
collaborazione con le ACLI Provinciali di Ravenna.

Il tema riprendeva e
focalizzava quello affrontato nella prima occasione di cui si è
detto, a Russi nel 2005: ora alcuni scenari si erano meglio definiti,
un sistema elettorale maggiormente orientato in senso maggioritario
aveva favorito la formazione di due schieramenti che, proprio in
quegli anni, si erano alternati più volte alla guida del governo (ed
una ulteriore sarebbe stata prossima alla fine di quell’anno).
Avevamo indicato i punti cardine, oggetto del convegno, in modo forse
un po’ ripetitivo ma sempre fondamentale: “i cattolici in
politica” e, cercando di capire quello che, a nostro avviso,
avrebbe dovuto caratterizzare il profondo mutamento in atto, avevamo
pensato ad “una nuova generazione”.

Ormai, infatti, per noi
era chiaro che la caduta dei pregiudizi ideologici era un fatto
positivo ma, al tempo stesso, non avrebbe dovuto lasciare lo spazio
alla vanificazione dell’ispirazione e del forte riferimento ai
valori ideali; questi ultimi rimanevano punti di riferimento
imprescindibili nel fare politica per chi era cresciuto e si era
formato nel mondo cattolico e sentiva la responsabilità di
continuare a portare la sua esperienza al servizio della comunità. 

La “nuova generazione”, come ben ci spiegò Padre Sorge (che –
detto per inciso – accolse con grande convinzione il tema proposto,
senza apportare alcuna modifica), non voleva determinare un fattore
anagrafico che fosse inclusivo per fasce di età, ma indicare –
piuttosto – una modalità di convergenza di militanze in
schieramenti diversi (ad esempio, cento destra – centro sinistra),
attorno a valori morali ed etici condivisi, per realizzare, nei
fatti, quello che San Paolo VI definì “la più alta forma di
carità”, mettendo tutti al servizio della società per promuovere
ideali di giustizia e per superare ogni disuguaglianza.

Il relatore ci propose
una sollecitazione per la nostra analisi con la chiara distinzione
fra “crisi congiunturale” e “crisi strutturale”: nella prima
cambiano i modelli ma rimane sostanzialmente uguale lo scenario,
nella seconda è invece lo scenario che cambia (ad esempio, società
industriale e post-industriale) e servono interventi alla radice, non
aggiustamenti di tipo tattico.

Ma Padre Sorge non si
fermò alla dotta dissertazione; dagli appunti di quel pomeriggio
raccolgo testualmente: “La politica ha perduto l’anima perché si
è passati dal modello costituente, fondato sui valori, a quello
senza valori, che viene definito “la politica del fare”. Il fare
senza valori, è deleterio: lo vediamo chiaramente, sbatte contro
tutti i muri. Quindi la politica ha perso l’anima che è un’anima
etica, valoriale e quindi il pane quotidiano per i cattolici”.

E,
a questo punto, emerge la grande passione politica dell’uomo
religioso: “Come facciamo noi a starcene in sacrestia o per conto
nostro quando c’è un “Crisi Etica” che ci interroga come
cittadini e come cristiani? Come credenti in Gesù luce del mondo
siamo portatori di valori che oltretutto sono necessari all’Italia
e all’Europa; ai cattolici in politica è affidata la grande
responsabilità di rimettere al centro della politica tutti i valori
su cui è nata la Costituzione e che sono magistralmente contenuti
nei primi 12 articoli del suo testo.”

Raffaele Clò

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