Padre Sorge e le ACLI di Lugo

Terzo
e ultimo articolo

di Raffaele Clò


I primi due sono stati pubblicati
martedì 17 e giovedì 19 novembre

Chiudo la breve rassegna
sui nostri incontri con Padre Bartolomeo Sorge, in occasione delle
sue venute in Romagna su invito del Circolo Acli di Lugo raccontando,
quasi fosse un’appendice, dell’incontro molto particolare e
personale: il viaggio da Lugo a Milano, la mattina successiva alla
“Giornata dell’Aclista 2011”.

Durante
la conviviale che fece seguito alla conclusione del convegno, Padre
Sorge mi fece capire che aveva qualche timore di riuscire ad arrivare
in tempo a Milano, la mattina successiva, dove aveva un impegno con i
confratelli e mi chiese se sapevo dargli qualche informazione in più
di quelle che lui già aveva annotate in un foglietto su orari dei
treni e coincidenze. Percepita una sua pur velata inquietudine, gli
risposi che sarebbe stato puntualmente all’indomani alle 9 a
destinazione e sarei passato a prenderlo dall’albergo alle 6,30,
per fare un viaggio in tutta tranquillità con la mia auto. Certe
occasioni vanno colte al volo, mi dissi! Ed ecco perché le due
occasioni di incontro diventarono, per me, tre e la terza fu
certamente la più preziosa.

Era domenica mattina di
inizio aprile, una giornata che si preannunciava splendida, assenza
di traffico, velocità da crociera; dopo l’iniziale scambio di
convenevoli e la preghiera che doveva accompagnare il nostro viaggio
(pure il mio di ritorno, aggiunse) iniziò subito il dialogo che ci
accompagnò per tutto il viaggio, fino a destinazione.

Io ero particolarmente
interessato di sapere dell’esperienza palermitana, del felice
sodalizio accanto al
confratello Ennio Pintacuda con il quale fu uno degli
animatori, in chiave di impegno sociale, per un riscatto della città
e della Sicilia dal fenomeno delle mafie. Gli chiesi se fosse stata
più importante per lui l’obbedienza, il coraggio civico oppure la
consapevolezza di un grande compito per spingerlo ad un’esperienza
densa di rischi in quella regione, negli anni fra il ’70 e l’80.
Forse aveva valutato che c’era in me più una curiosità che un
desiderio di approfondimento (“è curioso come tutti mi chiedano
sempre di quella esperienza, prima di tutto” – disse) e, dopo
aver parlato di alcuni personaggi noti a tutti e che lui aveva
conosciuto di persona, fra le forze dell’ordine, nella politica e
nella Chiesa, lasciai che il discorso andasse su altri argomenti,
certamente a lui più cari ed anche più utili per il mio
discernimento.

La bussola che aveva
orientato le sue scelte fu il Concilio Vaticano II ed una volta
terminati i lavori si immerse nello studio dei suoi documenti
conclusivi; prima partecipando al gruppo animatore della rivista “La
Civiltà Cattolica”, poi da suo Direttore, intervenne su tutti i
temi che allora venivano ampliati e collaborò alla stesura di
importanti documenti, fra cui – citò – “Evangelizzazione e
promozione umana”, con l’incarico che gli venne direttamente da
Paolo VI: a proposito del quale, ricordo, mi disse: “Un grande
Papa, non adeguatamente considerato (ma nel decennio che seguì fu
compiuta una sua rivalutazione fino all’onore degli Altari –
n.d.r.). Il suo predecessore tracciò il solco, ma la grande semina e
la capacità di tenere il timone verso l’obiettivo, in un periodo
tanto difficile, furono meriti suoi”.

Fra i temi conciliari
quello che lo appassionava di più era certamente quello della
Dottrina Sociale della Chiesa. Mi portò subito su un elemento base
della sua valutazione: “L’Enciclica Populorum Progressio, del
1967, fu il primo vero atto della Chiesa post Conciliare in tema di
nuovi rapporti nel mondo del lavoro e delle relazioni sociali”.
Questo, ovviamente su un piano culturale e dialettico ben più
modesto, era anche il mio terreno. Parlammo di libertà individuali e
collettive e ricordo una distinzione assai netta rispetto al
liberismo in campo economico: “ricorda sempre – mi disse – che
la concentrazione di potere economico ed il suo sfruttamento in
qualsiasi forma, che reprima la volontà dell’uomo è una modalità
di dominio non migliore dei totalitarismi più manifesti: occorre
contrastarli entrambi”.

Infine, la sua grande
passione per la politica: prima e seconda Repubblica, Europa come
nuova frontiera per la generazione “Erasmus”, il primo
afroamericano alla Casa Bianca, speranza di distensione e pace fra i
popoli e tanto altro: non c’era argomento nel quale non alternasse
una visione pragmatica con un auspicio per un mondo migliore.

Ci avvicinavamo a Milano
e si cominciavano a vedere i cartelli elettorali: il mese successivo
ci sarebbero stati il rinnovo di Sindaco e Consiglio Comunale e gli
sfidanti erano la Sindaca uscente Letizia Moratti e lo sfidante
Giuliano Pisapia. “Peccato che due persone di grande valore non
possano collaborare – affermò – perché Milano avrebbe bisogno di
entrambi in posizione di comando”. Non capii per chi avrebbe
votato, ma mi fu chiaro che la sua lungimiranza politica anteponeva,
specialmente nel contesto locale, la qualità delle persone alla
rigidità degli schieramenti.

“Metto il navigatore?”
chiesi. “Non serve, ti guido io”. Quattro mosse e ben presto,
attraverso una Milano ancora deserta, mi trovai in piazza Fontana,
poi davanti il portone del Centro Culturale San Fedele, a due passi
dal Duomo: “chissà quanti ZTL mi segnaleranno!” invece niente.
Padre Bartolomeo aveva potere anche su quelli, …. ma solo la
domenica mattina!

Grazie, prezioso compagno
di un viaggio indimenticabile!

Raffaele Clò

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