giovedì 19 novembre 2020

La scritta sulla facciata del Municipio di Bagnacavallo

 Realizzata da Fabrizio Dusi

Continuerà a risplendere fino al prossimo gennaio sulla facciata del palazzo del Municipio, in piazza della Libertà a Bagnacavallo, la scritta al neon lunga 20 metri Insieme al mondo piangere, ridere, vivere.




L’opera è stata realizzata da Fabrizio Dusi in occasione della sua mostra personale, a cura di Chiara Gatti e Diego Galizzi, ospitata negli spazi del Museo Civico delle Cappuccine fino ai primi giorni di novembre.

«Insieme al mondo piangere, ridere, vivere» sono parole, tratte da una poesia di Rosita Vicari (curiosamente attribuita per molto tempo a Pablo Neruda), che toccano argomenti di grande attualità, come il distanziamento e, viceversa, il desiderio di tornare a riabbracciarci.

L’opera vuole essere infatti un invito ad affrontare questo nostro tempo resistendo alla tentazione della diffidenza reciproca, del pensiero divisivo. E un invito a prendersi cura, vicendevolmente, oltre le barriere, le chiusure e le distanze.

«La grande installazione luminosa di Dusi – commenta l’assessore alla Cultura Monica Poletti – rappresenta un messaggio forte che vogliamo rivolgere ai cittadini attraverso l’arte contemporanea. Nei momenti di difficoltà sono necessari coesione, spirito di solidarietà, volontà di comunicare e comprendersi anche oltre le barriere e le chiusure. Si tratta di un’opera d’arte pubblica che testimonia perfettamente questo periodo storico.»

«Quando mi fu chiesto di realizzare qualcosa che riassumesse lo stato d'animo vissuto da tutti durante il lockdown e la voglia di tornare alla normalità – spiega Fabrizio Dusi -, ho pensato ad una poesia. Nelle parole di Rosita Vicari ho trovato il perfetto riassunto di tutte le emozioni che abbiamo vissuto e, purtroppo, stiamo vivendo ancora in questo periodo.»

La mostra di Fabrizio Dusi, ospitata al Museo Civico delle Cappuccine dal 20 settembre fino al 5 novembre scorso, rifletteva su temi come distanze e solidarietà, barriere e contatti mancati, solitudine e sostegno reciproco. Il percorso al Museo Civico delle Cappuccine partiva dal celebre ciclo di Dusi Bla Bla Bla in ceramica smaltata, personaggi dai profili pop circondati da bollicine di parole vacue. 

Altri neon (fra cui una grande sagoma luminosa dell’Italia) realizzati ad hoc per la mostra, dedicati in questo caso alle geografie toccate dal virus e allontanate fra loro da una politica di frontiere chiuse, si alternavano a una sequenza di dipinti su coperte isotermiche (allusione al tema degli esuli e dei migranti), con le regioni italiane unite da una sorte globale, pur nel dramma dell’isolamento. 

Nelle sale del museo si incontravano poi un omaggio alla figura di San Michele Arcangelo con un dipinto di grandi dimensioni sempre su coperte isotermiche, e una parete intera, rivestita dello stesso materiale, dipinta in loco con l’iconografia di Adamo ed Eva sotto l’Albero della Vita.

Il progetto, a cura di Diego Galizzi e Chiara Gatti, ha inteso riportare l'arte alla sua originaria funzione sociale e pedagogica, riflesso di un pensiero condiviso, fonte di stimoli, domande, riflessioni universali e come messaggio e militanza.

Artista, pittore e ceramista, che spazia da anni fra vari linguaggi, dalla scultura alle installazioni al neon, Dusi (Sondrio, 1974) lavora da anni su temi legati alla storia collettiva e alla contingenza, dalla Shoah ai migranti, toccando sfumature esistenziali affidate ai versi di grandi scrittori del Novecento, come Vittorio Sereni, Antonia Pozzi, Primo Levi, e anche ai racconti di Liliana Segre.


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