sabato 21 novembre 2020

Padre Sorge e le ACLI di Lugo

Terzo e ultimo articolo

di Raffaele Clò


I primi due sono stati pubblicati martedì 17 e giovedì 19 novembre

Chiudo la breve rassegna sui nostri incontri con Padre Bartolomeo Sorge, in occasione delle sue venute in Romagna su invito del Circolo Acli di Lugo raccontando, quasi fosse un’appendice, dell’incontro molto particolare e personale: il viaggio da Lugo a Milano, la mattina successiva alla “Giornata dell’Aclista 2011”.

Durante la conviviale che fece seguito alla conclusione del convegno, Padre Sorge mi fece capire che aveva qualche timore di riuscire ad arrivare in tempo a Milano, la mattina successiva, dove aveva un impegno con i confratelli e mi chiese se sapevo dargli qualche informazione in più di quelle che lui già aveva annotate in un foglietto su orari dei treni e coincidenze. Percepita una sua pur velata inquietudine, gli risposi che sarebbe stato puntualmente all’indomani alle 9 a destinazione e sarei passato a prenderlo dall’albergo alle 6,30, per fare un viaggio in tutta tranquillità con la mia auto. Certe occasioni vanno colte al volo, mi dissi! Ed ecco perché le due occasioni di incontro diventarono, per me, tre e la terza fu certamente la più preziosa.

Era domenica mattina di inizio aprile, una giornata che si preannunciava splendida, assenza di traffico, velocità da crociera; dopo l’iniziale scambio di convenevoli e la preghiera che doveva accompagnare il nostro viaggio (pure il mio di ritorno, aggiunse) iniziò subito il dialogo che ci accompagnò per tutto il viaggio, fino a destinazione.

Io ero particolarmente interessato di sapere dell’esperienza palermitana, del felice sodalizio accanto al confratello Ennio Pintacuda con il quale fu uno degli animatori, in chiave di impegno sociale, per un riscatto della città e della Sicilia dal fenomeno delle mafie. Gli chiesi se fosse stata più importante per lui l’obbedienza, il coraggio civico oppure la consapevolezza di un grande compito per spingerlo ad un’esperienza densa di rischi in quella regione, negli anni fra il ’70 e l’80. Forse aveva valutato che c’era in me più una curiosità che un desiderio di approfondimento (“è curioso come tutti mi chiedano sempre di quella esperienza, prima di tutto” – disse) e, dopo aver parlato di alcuni personaggi noti a tutti e che lui aveva conosciuto di persona, fra le forze dell’ordine, nella politica e nella Chiesa, lasciai che il discorso andasse su altri argomenti, certamente a lui più cari ed anche più utili per il mio discernimento.

La bussola che aveva orientato le sue scelte fu il Concilio Vaticano II ed una volta terminati i lavori si immerse nello studio dei suoi documenti conclusivi; prima partecipando al gruppo animatore della rivista “La Civiltà Cattolica”, poi da suo Direttore, intervenne su tutti i temi che allora venivano ampliati e collaborò alla stesura di importanti documenti, fra cui – citò – “Evangelizzazione e promozione umana”, con l’incarico che gli venne direttamente da Paolo VI: a proposito del quale, ricordo, mi disse: “Un grande Papa, non adeguatamente considerato (ma nel decennio che seguì fu compiuta una sua rivalutazione fino all’onore degli Altari – n.d.r.). Il suo predecessore tracciò il solco, ma la grande semina e la capacità di tenere il timone verso l’obiettivo, in un periodo tanto difficile, furono meriti suoi”.

Fra i temi conciliari quello che lo appassionava di più era certamente quello della Dottrina Sociale della Chiesa. Mi portò subito su un elemento base della sua valutazione: “L’Enciclica Populorum Progressio, del 1967, fu il primo vero atto della Chiesa post Conciliare in tema di nuovi rapporti nel mondo del lavoro e delle relazioni sociali”. Questo, ovviamente su un piano culturale e dialettico ben più modesto, era anche il mio terreno. Parlammo di libertà individuali e collettive e ricordo una distinzione assai netta rispetto al liberismo in campo economico: “ricorda sempre – mi disse – che la concentrazione di potere economico ed il suo sfruttamento in qualsiasi forma, che reprima la volontà dell’uomo è una modalità di dominio non migliore dei totalitarismi più manifesti: occorre contrastarli entrambi”.

Infine, la sua grande passione per la politica: prima e seconda Repubblica, Europa come nuova frontiera per la generazione “Erasmus”, il primo afroamericano alla Casa Bianca, speranza di distensione e pace fra i popoli e tanto altro: non c’era argomento nel quale non alternasse una visione pragmatica con un auspicio per un mondo migliore.

Ci avvicinavamo a Milano e si cominciavano a vedere i cartelli elettorali: il mese successivo ci sarebbero stati il rinnovo di Sindaco e Consiglio Comunale e gli sfidanti erano la Sindaca uscente Letizia Moratti e lo sfidante Giuliano Pisapia. “Peccato che due persone di grande valore non possano collaborare - affermò - perché Milano avrebbe bisogno di entrambi in posizione di comando”. Non capii per chi avrebbe votato, ma mi fu chiaro che la sua lungimiranza politica anteponeva, specialmente nel contesto locale, la qualità delle persone alla rigidità degli schieramenti.

“Metto il navigatore?” chiesi. “Non serve, ti guido io”. Quattro mosse e ben presto, attraverso una Milano ancora deserta, mi trovai in piazza Fontana, poi davanti il portone del Centro Culturale San Fedele, a due passi dal Duomo: “chissà quanti ZTL mi segnaleranno!” invece niente. Padre Bartolomeo aveva potere anche su quelli, …. ma solo la domenica mattina!

Grazie, prezioso compagno di un viaggio indimenticabile!

Raffaele Clò


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