Ti sia lieve la terra, Gian Carlo Spada, r.i.p.

 

Gian Carlo
Spada, maestro di vita

Quando si è diffusa la
notizia della scomparsa di Gian Carlo Spada, tantissimi dipendenti
dell’allora Cassa Rurale di Faenza hanno sentito il bisogno di
esprimere i loro sentimenti, scrivendo un messaggio sulla “chat”
che unisce i pensionati e i colleghi ancora in servizio (come me). Le
parole più ricorrenti che ho letto e che sintetizzano lo stato
d’animo di tutti noi sono state: dolore grandissimo, tristezza
infinita, perdita incolmabile, gratitudine.
Quest’ultima parola
mi ha fatto molto riflettere: decine e decine di messaggi di
gratitudine, per un direttore di banca, in pensione da quasi 20 anni,
potrebbero sorprendere, soprattutto al giorno d’oggi, in un’epoca
in cui l’immagine delle banche certamente non brilla. E invece non
deve sorprendere se la parola “gratitudine” è rivolta a Gian
Carlo, perché lui non è stato un “ordinario” direttore di
banca.

Mi spiego meglio
utilizzando ancora le parole scritte dai colleghi che hanno motivato
la loro, la nostra, riconoscenza: Gian Carlo è stato maestro di
vita, esempio di onestà, un galantuomo umile e operoso, sempre
limpido nei comportamenti. E’ stato per tutti noi una guida, un
punto di riferimento solido e sicuro.

L’ho conosciuto 34 anni
fa, quando fui assunto in Cassa Rurale. Ho avuto il privilegio di
lavorare per diversi anni vicino a lui, ricevendo quotidiana
testimonianza dei valori che Gian Carlo sapeva incarnare, senza mai
apparire e senza mai anteporre l’interesse personale al bene
comune.

Il suo lavoro era intriso
di quella consapevolezza, tipica dell’agricoltore, fondata sul
principio che per raccogliere occorre prima seminare e per seminare
bisogna privarsi di una porzione del raccolto. Massimizzare i
profitti immediati non era nello stile di Gian Carlo.

Nella relazione con le
persone, non l’ho mai visto esercitare il proprio ruolo in maniera
aggressiva o autoritaria. La sua autorevolezza discendeva dalla sua
elevata professionalità e dalla sua credibilità. Gian Carlo ha
sempre espresso un profondo rispetto per le persone che incontrava,
colleghi, soci o clienti.

La sua umanità esemplare
e la sua professionalità limpida e operosa sono e resteranno per
tutti noi un faro sempre acceso e una guida per i nostri passi.

In questo momento di
sofferenza, ci stringiamo ai suoi cari, nella consapevolezza che
quanto seminato in vita da Gian Carlo continuerà a dare buoni
frutti.

GIOVANNI  MALPEZZI



L’assemblea dei Soci della Cassa Rurale di Faenza del 1989. Gian Carlo Spada in piedi legge il Bilancio, a sinistra Giovanni Dalle Fabbriche, Presidente, a destra Edo Miserocchi, che gli sarebbe succeduto alla guida della Banca nel 2002

Chi era Gian Carlo Spada

Mercoledì 12 maggio scorso, avendo compiuto 81 anni, è scomparso Gian Carlo Spada di Errano, Faenza.

E’ stato uno dei primi dipendenti della Cassa Rurale ed Artigiana di Faenza, assunto all’inizio degli anni ’60 del secolo scorso in quella che tutti chiamavano la “Banchina”.
Nel 1977 ne divenne il Direttore Generale, collaborando fino al 1992 con Giovanni Dalle Fabbriche, anno della sua scomparsa, che ne era il Presidente: in quegli anni la “Cassa Rurale” fondata nel 1955 diventava la prima banca per importanza della città di Faenza.

Dopo Dalle Fabbriche divenne Presidente Secondo Ricci e, con grande lungimiranza, propiziò l’iniziò di un percorso per arrivare ad una aggregazione forte delle Casse nel territorio provinciale: aderirono in tre, Faenza, Lugo e Ravenna – Russi e nel 1998 iniziava l’attività del “Credito Cooperativo Provincia di Ravenna”.

Gian Carlo Spada venne confermato Direttore Generale, fino al suo collocamento in quiescenza nel 2002. In pensione ha continuato ad impegnarsi sia in attività di volontariato sociale che professionali: è stato a lungo Presidente del Collegio sindacale della cooperativa CLAI di Imola.

Il suo grande spessore umano, la capacità di far crescere i collaboratori sia professionalmente che nello spirito di cooperazione, la sua capacità di gestione del rapporto di fiducia – sia all’interno dell’azienda che verso i clienti – hanno posto le basi ai risultati della banca che ne ha raccolto il testimone: La Bcc ravennate forlivese e imolese, oggi una delle più grandi d’Italia.

Per circa dieci anni ho lavorato nell’ufficio che era appena fuori dalla sua stanza: il ricordo della sua persona resterà un punto fermo nel percorso della mia vita lavorativa ma anche nel profondo del mio cuore.

TIZIANO CONTI

 

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