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lunedì 31 maggio 2021

Da TIZIANO CONTI





Cheney - Trump: tempi caldi per i Repubblicani USA








Sarà battaglia per il futuro e per l'anima del partito repubblicano americano in vista delle elezioni di medio termine del 2022, che rinnoveranno totalmente la Camera dei Deputati e un terzo del Senato.

Donald Trump tiene ancora in pugno il Grand Old Party dopo che i suoi sostenitori al Congresso gli hanno servito due scalpi su un piatto d’argento: impedire una Commissione di inchiesta paritaria (5 Repubblicani e 5 Democratici) su quanto avvenuto il 6 gennaio scorso con l’assalto a Capitol Hill da parte dei dimostranti e la testa di Liz Cheney, colei che l’ex presidente considerava la traditrice numero uno.

Ora, da qualche giorno, Liz Cheney non è più la capogruppo dei repubblicani alla Camera, per aver osato votare contro il presidente, accusato di aver facilitato con le sue parole l’assalto al Congresso del 6 gennaio. Ma Cheney non è tipa da uscire di scena in silenzio: “Non possiamo lasciare che l’ex presidente ci renda suoi complici nel tentativo di danneggiare la nostra democrazia”, ha detto ai colleghi prima che questi con il loro voto le dessero il benservito. Nei giorni del voto che l’ha deposta, Cheney era ospite di tutte le maggiori trasmissioni politiche americane, le più seguite della settimana. Fissando le telecamere ha scandito con calma il suo messaggio: “Quello che Trump sta facendo con I suoi ripetuti attacchi alla Costituzione è pericoloso e va denunciato”. La deputata dello Stato del Wyoming non è una novellina sulla scena politica americana: suo padre Dick, era il numero due di George W. Bush e da vicepresidente è stato alla testa della lunga e impopolare offensiva militare contro l’Iraq. Un bellissimo film, Vice - L'uomo nell'ombra, ha raccontato nel 2018 le gesta di suo padre. Ma ora la figlia non si presenta come l’erede di una potente dinastia politica. Quanto piuttosto come una martire, che paga un prezzo alto per aver espresso in modo libero il suo pensiero. In questo modo spera di raccogliere il consenso di quanti nel partito repubblicano non sono d’accordo con Trump: fondamentale in vista del voto del 2022.

A più di un anno da quell’appuntamento, possiamo già dire che l’esito della corsa per la riconferma di Cheney in Wyoming sarà un test importante per dire dove va il partito Repubblicano nell’era Biden e quanto potere Trump conserva ancora su di esso.

Tradizionalmente, il partito di opposizione è favorito nelle elezioni di metà mandato: se il pronostico fosse confermato, Trump parlerebbe di una grande vittoria e userebbe l’appuntamento per rilanciare il suo brand e quindi ribadire di voler correre di nuovo alle presidenziali del 2024. Ma non c’è solo il fattore Cheney da considerare: il numero di deputati e senatori democratici che hanno già detto che non si ripresenteranno è alto e mette in ballo diversi seggi. Per non parlare del fatto che ci sono Stati, come la Florida e il Texas che hanno visto il numero dei loro seggi salire in seguito al censimento del 2020: e che al momento sono controllati dai repubblicani.

Una cosa è certa: la cacciata di Liz Cheney può essere considerata la partenza della campagna verso l’8 novembre 2022, data delle elezioni di midterm. La sfida per Trump è di tenere uniti dietro a sé donne, repubblicani progressisti e rappresentanti delle minoranze. Conservatori sì, ma di una razza diversa da quella dell’ex presidente: che in Cheney ora potranno trovare una voce alternativa alla sua.


Tiziano Conti
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