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venerdì 4 giugno 2021

UN GRAN BEL DISCORSO





Mattarella, De Gregori e "la storia siamo noi"



Il Presidente della Repubblica, nel suo intervento per i 75 anni del Referendum istituzionale, per unire passato e futuro della nostra nazione, sceglie le immagini e anche la musica, con il richiamo a Francesco De Gregori e a “La storia siamo noi e nessuno si senta escluso”. L’ultimo discorso di Mattarella per la festa della Repubblica parla per immagini ed emozioni, che ci ricordano valori, principi poi trasformati in Costituzione, leggi, organizzazioni politiche e sociali che, settantacinque anni dopo, sono il vero sentimento comune cui attingere per costruire il futuro in “questo tornante del nostro cammino, dopo le due grandi crisi, economica finanziaria e della pandemia”. Insomma, un viaggio nelle radici della Repubblica, quasi a stabilire un filo di continuità per affrontare le sfide di oggi. E la prima pietra è il nesso tra Repubblica e democrazia, la scelta compiuta allora “per rimettere in piedi un Paese dilaniato, ferito, isolato agli occhi della comunità internazionale”. Perché la ricostruzione non è solo economica, ma anche sociale e morale, nell’Italia che abbiamo davanti per i prossimi anni.

E il ricordo di quei tornanti della “storia siamo noi”. L’Italia di Via Fani, con la risposta dello Stato di fronte all’attacco terroristico delle Brigate Rosse. L’Italia del coraggio che ha il volto di Guido Rossa, l’operaio-sindacalista che scelse di denunciare i terroristi, pagando questa scelta con la vita. L’Italia solidale del Polesine e del Vajont, del Belice, del Friuli e dell’Irpinia. E quella degli “Angeli del fango”, i giovani che accorsero in tanti a Firenze dopo l’alluvione. L’Italia che difende la pace attraverso i suoi giovani in divisa. L’Italia delle grandi riforme, dalla scuola allo statuto dei lavoratori, al servizio sanitario nazionale ad opera di Tina Anselmi, prima donna a diventare ministra. E poi l’Italia delle donne, nominate come esempi di cambiamento, di avanzamento e di conquiste. Le loro battaglie per l’emancipazione e per la parità, che ieri avevano il volto della Merlin e di Nilde Iotti, il primo presidente donna della Camera, oggi di Samantha Cristoforetti, prima donna europea chiamata a comandare una stazione spaziale, simbolo di un’innovazione resa possibile anche dalle battaglie di chi l’ha preceduta.

È l’Italia che nei momenti difficili ha saputo trovare un’unità sostanziale, fondata su valori condivisi e sulla consapevolezza della sfida. Il sentimento di un cattolico democratico che concepisce l’emancipazione del singolo legato ad un disegno di miglioramento collettivo.

Tocca ora ai giovani scrivere la storia. Mattarella ha voluto lanciare un messaggio chiaro alle nuove generazioni. “Ai ragazzi che oggi sono qui vorrei dire: la storia di questi settantacinque anni è stato il risultato, il mosaico di tante storie piccole e grandi, di protagonisti conosciuti e di testimonianze meno note. Tocca ora a voi scrivere la storia della Repubblica. Scegliete gli esempi, i volti, i modelli, le tante cose positive da custodire della nostra Italia. E poi preparatevi a vivere i capitoli nuovi di questa storia, ad essere voi protagonisti del nostro futuro”.

In questo 2 giugno vale la pena di citare uno dei leader degli anni della Costituente, Alcide De Gasperi, che ricordava: "Un politico pensa alle prossime elezioni, uno statista alle prossime generazioni".



TIZIANO   CONTI

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