La Finlandia, terra di confine

La Finlandia è da sempre un paese “cerniera” tra l’Europa e la Russia.

Nel corso del tempo a Helsinki, la sua capitale, sono stati sottoscritti importanti documenti di collaborazione tra tutti gli stati del mondo.

L’Atto finale della Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Europa svoltasi nel luglio e agosto del 1975: venne firmato da trentacinque stati, tra cui gli USA, l’URSS, il Canada e gli stati europei. Costituì un tentativo di miglioramento delle relazioni tra il blocco comunista e l’occidente.

La Dichiarazione di Helsinki, l’insieme dei principî etici intesi a orientare i medici nella sperimentazione umana, messi a punto dalla World Medical Association, fu adottata nel giugno del 1964 sempre nella capitale finlandese.

D’altro lato, per la sua storia e per il lunghissimo confine che condivide con la Russia non ha mai smesso di investire sulla propria sicurezza e difesa.

Ad esempio, la Finlandia ha uno degli eserciti più grandi in relazione alla popolazione (5,5 milioni di abitanti) e una pianificazione piuttosto dettagliata su cosa fare nel caso di un’invasione.

Oggi la Finlandia è un paese tradizionalmente e storicamente neutrale, ma questa equidistanza fu comunque il risultato di un compromesso: con un trattato del 1948 stipulato con l’Unione Sovietica, la Finlandia accettò di restare neutrale e di rinunciare ad alcune libertà in cambio della garanzia di non subire invasioni e occupazioni.

Nel corso dei decenni, la Finlandia si è costantemente preparata a qualsiasi scenario, anche a un’invasione. Quasi un quinto della popolazione adulta finlandese (cioè circa 900mila persone) è riservista, cioè può essere chiamato a combattere in caso di guerra; in Italia, fino a 15 anni fa, i riservisti erano quasi 40mila, su circa 47 milioni di abitanti adulti.

Anche dopo la fine della Guerra fredda, la Finlandia ha mantenuto la leva obbligatoria per tutti i maschi adulti (per le donne è volontaria), e ha mantenuto alta la propria spesa militare, mentre altri paesi europei andavano in altra direzione.

Che la Finlandia abbia cercato di prepararsi a qualsiasi scenario, anche di guerra, lo si vede da alcune cose concrete, come l’architettura delle sue case: tutti gli edifici di una certa grandezza devono essere dotati di rifugi antiaerei, per esempio, e vari edifici che in tempo di pace sono usati come palestre o piscine sono pensati per essere usati in situazioni di emergenza.

Se venisse invasa, la Finlandia avrebbe già un piano piuttosto dettagliato su come gestire concretamente l’emergenza: è previsto il blocco di alcune rotte di navigazione, così come il posizionamento di linee di difesa terrestri nei punti più periferici del paese e la distruzione dei ponti per rallentare l’avanzata del nemico (come è successo nei dintorni di alcune città ucraine nelle ultime settimane). Il piano, ha detto al Financial Times Jarmo Lindberg, ex capo dell’esercito finlandese, include le modalità di evacuazione dei civili dalle zone più pericolose, contrariamente a quanto successo in Ucraina.

Nel caso di una guerra, infine, il governo finlandese sa di avere a disposizione sei mesi di scorte di carburanti, cibo – soprattutto forniture di cereali – e medicine, grazie a un lavoro di coordinamento che porta avanti, regolarmente in tempo di pace, con le aziende che producono questo tipo di beni, considerati critici in casi di emergenza. Il governo finlandese lo fa soprattutto tramite l’Agenzia nazionale di approvvigionamento d’emergenza (NESA), un organo gestito dal ministero dell’Economia.

Aperti al dialogo, ma pronti ad ogni evenienza!

Tiziano Conti

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