Dopo il 25 settembre: per capire cosa è successo e perché

Riceviamo e pubblichiamo

Passate le elezioni politiche si possono svolgere alcune riflessioni, per cercarne di capire il senso di questi risultati e trovare una strada per venirne fuori, per chi pensa che ci possa essere un destino di miglioramento per il nostro paese.

La Legge elettorale

La legge elettorale, profondamente sbagliata, favorisce chi realizza degli accordi, non delle alleanze. La destra, pur con tutte le sue divisioni, si è coalizzata e ha prevalso nella stragrande maggioranza dei collegi uninominali, ottenendo così la maggioranza dei seggi in Parlamento.

Romano Prodi, intervistato su La7, ha affermato che con una legge elettorale come quella francese, l’Italia sarebbe una specie di Paradiso.

C’è coesione nel centro destra?

Sulle questioni fondamentali sono molto divisi: politica estera, fiscalità, Europa, sistema previdenziale. E’ stato fatto un intelligente accordo elettorale, pur essendo partiti con idee diverse su molti temi. Nei cinque anni appena trascorsi, non hanno condiviso un solo giorno al governo tutti assieme!

E l’area alternativa?

Le tre coalizioni che si sono presentate, probabilmente sono più vicine tra loro rispetto a quanto lo sia il centrodestra, eppure si sono presentate senza un’intesa elettorale, per questioni di piccolo cabotaggio di alcuni leader: Carlo Calenda firma l’accordo e poi lo straccia.

Le differenze tra i due principali schieramenti sono tattiche, non di strategie di lungo periodo.

La destra è stata più furba dell’area di centro-sinistra, tutto qui!

5 anni di governo della destra in cambio del termovalorizzatore di Roma?

Forse quel passaggio di fine luglio che ha fatto cadere il Governo Draghi si poteva gestire con un po’ più di capacità di mediazione. Se in quel momento PD e 5 Stelle interrompevano (come poi è avvenuto) un percorso di avvicinamento durato tre anni, è evidente che si sarebbe bruciata la possibilità di allearsi alle inevitabili elezioni anticipate.

Il consenso elettorale va e viene

L’esposizione mediatica di un leader o di un gruppo è diventato il principale fattore di scelta del partito per cui si vota, i programmi sono andati in secondo piano: non mi sembra un’ottima prospettiva.

Nel 2014 Renzi col PD prese il 40 per cento alle Europee, nel 2018 i 5 Stelle il 32 alle politiche, nel 2019 la Lega di Salvini arrivò al 34 per cento alle Europee, nel 2022 Fratelli d’Italia va al 26 per cento.

I grandi leader politici hanno a cuore il destino del paese, non del proprio futuro

De Gasperi, Berlinguer, Moro, Veltroni, Prodi: per ognuno si potrebbero fare esempi della loro capacità di avere uno sguardo all’orizzonte, anziché al domani.

I politici di oggi fanno il contrario.

Quale futuro per il PD

Enrico Letta ha indicato una strada: sono d’accordo con lui. Poi anche in periferia si dovrà perseguire questo percorso: se restano solo slogan, salterà tutto.

La “chiamata”. Chi vuole partecipare a questa missione costituente dovrà potersi iscriversi ed essere protagonista in tutto e per tutto.

I “nodi” da sciogliere. Potersi confrontarsi su tutte le principali questioni da risolvere: l’identità, il profilo programmatico, il nome, il simbolo, le alleanze, l’organizzazione.

Il “confronto” sulle candidature. Un confronto e una selezione per arrivare a due candidature tra tutte, da sottoporre poi al giudizio degli elettori.

Le “primarie”. Saranno i cittadini a indicare e legittimare la nuova leadership attraverso il voto: occorre fare in modo che sia un processo sostanziale, piuttosto che formale.

Persone per bene

Enrico Letta è una persona per bene, ma mi viene il dubbio che oggi in politica, non sia un grande vantaggio e questo la dice lunga sul futuro che ci aspetta!

Cosa ci resta, alla fine?

Per chi crede nella politica e crede che politica sia partecipare e far partecipare, allora una sola cosa conta davvero: ed è il cammino che si è percorso, le relazioni che si sono costruite, i progetti che si sono messi insieme, le traiettorie di futuro tracciate.

Aldilà degli esiti che ognuno rilegge sulla base delle proprie aspettative, il valore di una campagna elettorale è in ciò che si costruisce.

Quello che davvero conta è il bagaglio di relazioni, esperienze e insegnamenti raccolti e che saremo pronti a portare nel proseguo del cammino. Quello che davvero conta è riconoscersi uniti da comuni valori per intraprendere altri cammini insieme.

Tiziano Conti

Le riflessioni dell’autore non coinvolgono la linea editoriale del nostro sito e sono svolte a titolo personale

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