Dopo la guerra….

Si arricchisce (purtroppo) la collezione Bruno Zama: reperti anche dall’Ucraina 

di Valeria Giordani

 

Bruno Zama ha iniziato 15 anni fa la sua originale collezione di  oggetti nati per uso bellico ma diventati poi- nella penuria di materiali e manufatti dopo la distruzione dei vari dopoguerra- oggetti modificati, adattati, riciclati per l’ uso civile: dagli elmetti sono nati scolapasta, padelle per caldarroste, pale per mangimi; dalle granate vasi da fiori, contenitori, corpi di lampade, stufette; dalle maschere antigas spruzzatori; dalle cassette per munizioni contenitori e perfino cassette per raccolte di elemosine nelle chiese; dalla seta dei paracadute anche vestaglie e abiti da sposa; e oggetti finemente lavorati da artigiani talentuosi come penne e calamai. Le sue mostre ‘Dalla guerra alla pace’ e ‘Dal fronte al focolare’ sono state allestite in vari musei e presso eventi tra la Bassa Romagna e il faentino; ma sono anche diventate esposizioni permanenti ad Alessandria  (Cittadella, museo delle divise storiche), Desenzano sul Garda (Museo XX Secolo), Castelforte di Latina (Museo Linea Gustav), Museo nel bunker di Monte Croce Carnico, Museo della Guerra Linea Gotica di Castel del Rio (Bo), Museo della Guerra di Firenzuola (FI).

In più, Zama è anche autore di un libro (edito da CRB) su un altro aspetto laterale al riutilizzo, nell’immediato dopoguerra  esoprattutto in Germania: sull’adattamento compiuto da industrie alla produzione di smalti (casseruole, vasellame da tavola, suppellettili) nata per produzioni belliche: fenomeno che assunse importanti dimensioni, data la distruzione pressochè totale di oggettistica di vita quotidiana.

Tutta questa attività colloca Bruno Zama tra i maggiori collezionisti ed esperti europei di questo genere.

Nell’ambito delle celebrazioni della Liberazione ad Alfonsine, presso il Museo del Senio, il 10 aprile scorso è stata inaugurata la mostra “Dalla guerra alla pace- 100 anni di riutilizzici bellici- dal 1914 al 2014” ed è visitabile fino al 2 maggio tutta la settimana al mattino (8.30-13) e il mercoledì anche al pomeriggio (14-17); la domenica su richiesta anche per visite guidate (0544 866618 e 866648 il Museo del Senio; Bruno Zama 335 7747616; zamabruno@libero.it).

Si tratta della mostra fornita anche a Rimini (93a adunata nazionale Alpini) e al Museo della Gambarina di Alessandria nel 2022, ma….la collezione e la mostra continuano ad ampliarsi. E qui sta il motivo sia del titolo (100 anni perchè i reperti arrivano ai giorni nostri) che dell’amarezza di Bruno Zama: “Quando ho cominciato nel 2007- racconta- avevo allestito una sorte di museo con scaffali e vetrine nel mio garage, e raccoglievo reperti della II Guerra mondiale. Lo sentivo come una sorta di impegno civile, quello di allontanare il ricordo della guerra identificandone gli oggetti non più per la loro primitiva funzione di morte, ma per quella della ripresa, con la trasformazione in strumenti per la laboriosità, la vita quotidiana, il piacere e magari l’hobby casalingo di molti di trasformare oggetti odiosi in manufatti, oggetti- ricordo, oggetti d’uso. Ma non immaginavo mai e poi mai che la collezione si estendesse poi fino all’oggi; che la guerra si materializzasse in una prospettiva così vicina, che oscurasse lo slogan di decenni, creduto acquisito, di ‘mai più guerre’, che ispirava appunto la collezione.

Invece la collezione si è allargata e attualizzata: sono in mostra oggetti provenienti dalla guerra di Indocina, Vietnam, Iugoslavia; fino a reperti già arrivati dalla guerra in Ukraina”. Sono esposti un giubbotto militare e uno zainetto russi, una bandiera ukraina di guerra, e foto (solo foto, date le dimensioni) di un pezzo di lanciarazzi russo riutilizzato come pluviale nel tentativo di riparare danni della distruzione. E’ il caso di dire che la collezione continua ad espandersi: purtroppo, perchè l’uso delle armi continua, ma con la consolazione che quelli sono oggetti sottratti alla guerra, che non offendono più.

Scontato l’auspicio che tutto ciò che è presente oggi sul campo diventi presto materiale per riutilizzo civile; ma con l’amarezza di sapere che nel mondo oggi ci sono più di 40 guerre in corso.

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