Il re degli yogurt americani è nato in Kurdistan, da una famiglia povera ma piena di dignità

Hamdi Ulukaya viene da una famiglia di allevatori nomadi che sulle alture curde producono feta e yogurt. Per offrirgli una vita lontana dei pascoli, suo padre fa di tutto per farlo studiare: prima ad Ankara, poi nell’America dei sogni dove Hamdi si laurea in Scienze Politiche ed Economia.

Inizia a lavorare in una fattoria dello Stato di New York. A 33 anni recupera casualmente un’e-mail finita nella spam. Parla di uno stabilimento abbandonato dalla Kraft. Hamdi vorrebbe acquistarlo, sconsigliato da tutti, per avviare un’impresa che onori la sua storia familiare, ma i soldi non ci sono. Per trovarli si affida allora ai fondi statali, gli Small Business Administration loans. Assume alcuni degli ex-dipendenti Kraft e inizia, con l’aiuto di un mastro yogurtaio fatto venire dalla Turchia, la produzione di uno yogurt diverso da quello a cui sono abituati americani, che somigli allo yogurt che mangiava da bambino.

Hamdi però, anche a migliaia di chilometri da casa e dalla famiglia, ha mantenuto i legami con le sue origini: l’azienda di cui è capo e fondatore infatti si chiama Chobani, che ricorda da molto vicino il termine turco “çoban” che significa “pastore”.

Non avendo soldi per il marketing, si inventa da solo un vasetto che ricorda i secchi della mungitura. È il 2005.

La commercializzazione del suo nuovo yogurt “alla greca” inizia solo nel 2007, perché prima Hamdi vuole essere sicuro di aver trovato la miscela migliore, i macchinari adatti e le giuste personalità con cui collaborare a questo progetto. In dieci anni però Chobani raggiunge il miliardo di vendite e una quota sul mercato americano degli yogurt superiore al 50%.

Tra i dipendenti di Chobani ci sono rifugiati e immigrati, che costituiscono il 30% della forza lavoro dell’azienda, a cui vengono offerti corsi di lingua inglese e traduttori in un massimo di 11 lingue per agevolarne inserimento e integrazione, Filantropo per inclinazione, almeno il 10% dei suoi utili, così come parte del suo tempo attivo, sono destinati a cause umanitarie.

Nel 2016 regala il 10% delle sue azioni ai dipendenti, dicendo: “Questo non è un regalo. E’ una promessa reciproca di lavorare insieme per un progetto ed una responsabilità condivisa”.

Nello stesso anno mette insieme oltre 200 delle maggiori aziende globali, da Amazon a Uber, da Airbnb a FedEx, sotto il cappello della Tent Partnership for Refugees per assistere e reintegrare nelle rispettive comunità oltre 30 milioni di rifugiati di guerra in 34 Paesi.

Durante un evento a cui ha partecipato nel 2019 Hamdi ha parlato della sua visione di imprenditore: “Se sei corretto con le tue persone, se sei corretto con la tua comunità, se il tuo prodotto è quello giusto, allora sarai più redditizio, sarai più innovativo, avrai persone più appassionate che lavorano per te e una comunità che ti supporta nella tua attività”.

Tiziano Conti

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