Una lettera che ci restituisce passione per la dignità della vita

La lettera scritta da Anna Enrica Filippini-Lera dopo la liberazione ci racconta come reagire di fronte alle difficoltà dei tempi che stiamo vivendo.

E’ stata citata da Aldo Cazzullo nel programma televisivo “Una giornata particolare” su La7, che consiglio vivamente a tutti gli appassionati di storia, ma soprattutto di storie, belle e che facciano riflettere sul nostro ieri per capire meglio il nostro oggi, ma soprattutto la strada da prendere per il domani.

“Ricostruiremo la nostra vita e non ci sarà gioia più grande”, la lettera di Enrica Filippini-Lera, letta in conclusione della puntata dedicata agli ultimi giorni del fascismo e alla morte di Benito Mussolini.

“Tanto ci sarà da lavorare in Italia, ma non ci sgomenta. Lavoreremo e ricostruiremo la nostra vita e non ci sarà gioia più grande. Siamo giovani e l’entusiasmo non ci manca”. Anna Enrica Filippini-Lera, fu protagonista della lotta di Liberazione a Roma. Nata nel 1914, Anna Enrica fu deportata in Germania, nel carcere femminile di Aichach, in Alta Baviera, e liberata dagli americani il 5 maggio 1945.

Ci ha lasciato nel 2016, all’età di 101 anni, nella sua casa di Modena dove risiedeva dal 1956.

Scrisse una lettera al padre dopo la liberazione, i cui contenuti sono oggi molto attuali. Rileggerla può rappresentare uno sprone a reagire di fronte alle difficoltà dei tempi che stiamo vivendo: anche in quel caso, infatti, l’Italia si stava rialzando da un momento di difficoltà.

“Babbino caro,

quante cose vorrei dirti, sono ancora così stordita dagli avvenimenti che tutto mi sembra un sogno. Il 29 aprile le truppe americane sono entrate in Aichach, dove si trova il nostro carcere, e noi siamo state liberate. […] È una grande famiglia e ci amiamo come sorelle. Puoi immaginare come siamo felici, dopo tante giornate dure.

Babbino mio tanto caro, presto ci riabbracceremo e mi sembra un sogno. Il pensiero vostro e della nostra Italia non mi ha mai abbandonato un istante. Non essere in pensiero per me: ho superato la prova del carcere brillantemente, il fisico è buono e il morale è altissimo. Abbiamo sofferto tanta fame, ma ora abbiamo più del necessario, e poi di fronte a tanta sofferenza la mia piccola diventa ben poca. […]

Sapessi come ora per ora, minuto per minuto il mio cuore era sempre accanto a voi e accanto a voi avrei voluto vivere i momenti duri di lotta e di sacrificio, accanto a voi vivere le ore indimenticabili della liberazione. Ma presto ritorneremo e potrò riprendere il mio lavoro. Tanto ci sarà da lavorare in Italia, ma non ci sgomenta. Lavoreremo e ricostruiremo la nostra vita e non ci sarà gioia più grande. Siamo giovani e l’entusiasmo non ci manca.

Vedi, anche nei momenti più tristi in carcere la serenità e la fede, una grande fede nell’avvenire non mi hanno mai abbandonata ed ora al pensiero di essere presto tra voi, carissimi, alla fede si unisce la gioia e la certezza di giorni luminosi che ci attendono.”

Un’energia vitale, di quelle che ci servono – giorno per giorno – per vivere una vita che sia piena della dignità necessaria a costruire il domani.

Tiziano Conti

Foto da archivio storico Comune di Modena

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