La “vecchia” e il mare

Parafrasando Ernest Hemingway vogliamo omaggiare Diana Nyad che ha portato a termine la traversata a nuoto da Cuba alla Florida nel 2013. Non proprio una debuttante, ma una veterana, 64 anni. L’unica che ci è riuscita senza la gabbia protettiva dagli squali. E’ appena uscito un film, “Nyad – Oltre l’oceano” (anche su Netflix) con Annette Bening nel ruolo di Nyad e Jodie Foster in quello dell’allenatrice Bonnie Stoll.

Diana era la quinta volta che ci provava. Alle spalle aveva quattro fallimenti. E anche la sua coach l’aveva invitata a desistere: “Non voglio vederti morire”.  Le due non si parleranno per mesi, ma il sogno di Diana era forte come la sua tenacia.

Diana è nata a New York nel ’49, sua madre dopo il divorzio si sposò con il signor Nyad che adottò la bambina, iniziò a nuotare sotto la guida di Jack Nelson, un coach famoso. E’ subito vincente e sogna le Olimpiadi del 1968 a Città del Messico, ma due anni prima deve stare a letto tre mesi per un’infezione al cuore e quando riprende non ha più la velocità di prima.

La scelta va sulle maratone del mare, nelle acque libere. Nel 1974 stabilisce il record femminile della Capri-Napoli (35 km in 8 ore e 11 minuti), nel ’75 a 26 anni nuota attorno all’ isola di Manhattan, 45 km.

Nel ’78 il primo tentativo sulla Cuba-Florida a nuoto. Un anno per avere i permessi. È protetta da una gabbia di acciaio anti-squalo, ma dopo quasi 42 ore i medici le impongono il ritiro. Da lì in poi non fa altro che studiare, provare, attrezzarsi, allenarsi, organizzare una squadra di venticinque esperti, che possano studiare il vento, le correnti, le meduse, la nutrizione, la navigazione. Il gruppo usa una piccola imbarcazione che emette ultrasuoni per non far avvicinare gli squali (ma uno le arriverà alla schiena) e un sistema di led che di notte le illuminano il mare come una corsia.

Nell’agosto del 2011 un altro tentativo, trentatré anni dopo il primo. Ma dopo 29 ore Diana è costretta al forfait, per il male alle spalle e gli attacchi di asma che le impediscono di respirare.

Nell’agosto 2012 il quarto tentativo. L’avventura dura tre giorni. Non solo nove meduse la mangiano viva, ma due tempeste le scaricano addosso tuoni e fulmini. In tutto questo c’è un aspetto positivo: ha percorso più chilometri delle altre volte.

E’ il 2 settembre 2013 e così arriviamo al quinto tentativo: vomita perché beve acqua di mare, si concentra sulle canzoni che ripassa nella mente, è ingrassata di sette chili, usa una crema di lanolina sul collo per lenire gli sfregamenti della pelle, si protegge polsi e caviglie con del nastro adesivo, a causa del freddo i suoi assistenti non le danno da mangiare per non farle abbassare ulteriormente la temperatura del corpo, ma dopo 52 ore 54 minuti e 18 secondi, arriva al suo traguardo, stavolta le correnti sono miti e le meduse girano al largo.

Diana arriva in una spiaggia piena di folla che l’aspetta: ci ha messo solo 35 anni dal primo tentativo.

Le sue prime parole: “Ho tre cose da dire. Uno: non dovremmo mai arrenderci. Due: non si è mai troppo vecchi per perseguire un sogno. Tre: sembra uno sport solitario, ma dietro c’è una squadra”.

Una bella testimonianza anche per noi!

Tiziano Conti

Foto Wikipedia, di Gage Skidmore

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