Jannik Sinner, il tennis e la resilienza

In questi giorni il tennis è negli occhi e nel cuore di ogni italiano: Jannik Sinner, poco più che un ragazzino, ha vinto gli Austrialian Open, toccando la sensibilità di ciascuno di noi per il suo modo di fare discreto: potremmo definirlo come il vero interprete della “leadership gentile”, un termine che comincia ad affacciarsi negli stili di guida delle imprese e delle attività imprenditoriali.

Ma il tennis può farci riflettere anche su molte altre questioni. Ad esempio, la tensione delle corde può decidere una partita.

Una palla da tennis rimane sulle corde pochi millesimi di secondo: il tempo che serve alle corde per allungare e recuperare. La palla rimane sospesa nel colpo: sono le corde che provvedono alla spinta in uscita. Non è una questione di forza. E’ una questione di elasticità, di attitudine a cambiare.

Più una corda da tennis è costretta ad allungarsi, più resiste. Il cambiamento ha bisogno di elasticità, per immagazzinare energia e ritornarla trasformata. L’agilità di pensiero e l’agilità emotiva preparano le nostre corde a reagire alle tensioni.

E’ quindi nell’elasticità delle corde, nella capacità di adattarsi in funzione dei colpi ricevuti e di restituire energia nella reazione di rimando, che si decide la traiettoria e la potenza con cui la palla lascerà la racchetta. Un rapporto fra forza ed allungamento che può cambiare il risultato di una partita: la lezione che ci viene è capire come usare la resilienza per agire nel cambiamento.

Dal tennis possiamo quindi cogliere una straordinaria lezione su come realizzare cambiamenti che sappiano essere generativi, cioè in grado di migliorare la realtà attorno a noi, reagendo in modo positivo ai colpi della vita.

Impariamo, dalle corde della racchetta, la tensione elastica necessaria a reagire nelle circostanze avverse, riuscendo, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a dare nuovo slancio ad una crisi o ad un momento di rigidità, affrontando quel cambiamento che apre nuovi scenari, inaspettati ma positivi.

La capacità di trasformare uno stop in energia nuova, a rimetterci in campo dimostrando anche agilità emotiva.

La partita non la vince il giocatore più forte, ma quello che, insieme alla sua racchetta, scende in campo in modalità resiliente, pronto al cambiamento.

Come ha fatto Jannik dopo aver perso due set, trovando infine posizione, colpi e forza mentale per far suoi gli altri tre set e portare a casa l’Austrialian Open, primo italiano nella storia.

Da ogni situazione possiamo imparare a migliorare!

Tiziano Conti

Foto di Thekingross per Wikipedia

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