Ci scrive Valeria Giordani

Locali cercasi per futuro museo:

“Arriva il treno! Memoria e rappresentazione” del treno in Romagna

di  Valeria Giordani

 

L’attività di 14 anni di una associazione di appassionati può dar luogo a un museo, un nuovo museo a Lugo, importante e capace di un certo richiamo di pubblico.

“Arriva il treno!” è il titolo gioioso di una associazione di circa 150 appassionati, che si è data per nome il gridolino di sapore infantile che non è tanto lontano nella memoria collettiva, perchè il treno a Lugo è arrivato 160 anni fa. Ma il treno (in miniatura) è anche un giocattolo che ha entusiasmato generazioni, ed è un hobby che il gruppo di lughesi ha sposato con grande convinzione e serietà, motivandolo con il sottotitolo del nome dell’associazione “memoria e rappresentazione”, che ne esprime lo spirito.

Il gruppo si riunisce nel tempo libero a partire dal 2010, nei locali dello stabile che i lughesi chiamano ‘Pavaglione nuovo’, locali di proprietà oggi della banca Credit Agricole gestiti dalla Fondazione Cassa Monte Lugo. Locali concessi in uso dall’allora Presidente della Fondazione Athos Billi, che accolse e sostenne fortemente gli ‘appassionati di ferrovia’, essendo di Voltana e conoscendo bene -per avervi assistito- la trasformazione del territorio, lo sviluppo impresso dall’arrivo della ferrovia con la nascita lungo la linea di industrie di trasformazione dei prodotti agricoli, principalmente frutta.

Sulla base di rigorose ricerche storiche e documentali, il gruppo, composto di modellisti ferroviari e di storici locali, si dedica alla costruzione di un grande plastico che riproduce il territorio della Bassa Romagna percorso da binari e disseminato di stazioni, con treni riprodotti in scala che lo attraversano. L’alluvione del maggio 2023 purtroppo ha danneggiato i locali (qui l’acqua che ha danneggiato di più si è infiltrata dai piani superiori, ed è venuta dall’alto) rendendo più urgente la ricerca di nuovi locali. Locali tali da ospitare il grande plastico che nel frattempo ha dilatato i confini, allargandosi dal territorio lughese alla linea adriatica Lavezzola-Ravenna a est, e alla ferrovia Faentina per Marradi (e Firenze) a sud.

Una mostra “Arriva il treno! -160 anni dall’arrivo del treno a Lugo” si è chiusa a metà gennaio fa alla Biblioteca Trisi, con un buon bilancio di visitatori. Interesse per il treno come capitolo di progresso e sviluppo testimoniato dalla grande partecipazione alla giornata inaugurale del 2 dicembre scorso, con la Sala Codazzi gremita, che ha visto un vero e proprio convegno con alcune relazioni e interventi. L’architetto Giovanni Tampieri e il Presidente dell’associazione  Francesco Fortezza hanno raccontato l’evoluzione del territorio negli aspetti urbanistico/economico/sociale a seguito dell’arrivo della ferrovia a Lugo e nel ravennate, Maurizio Roi in collegamento video e il curatore della mostra Marco Callini, delle prospettive di sviluppo a Lugo, che è sede anche di un Centro intermodale di trasporto.

La storia

La Ferrovia arrivò nella Bassa Romagna da due direzioni: nella realizzazione della Bologna-Rimini (1861) i lughesi ottennero nel 1863 una diramazione Castelbolognese-Lugo-Russi-Ravenna, a cui si aggiunse nel 1883/89 la linea Lavezzola-Ravenna, puntando al collegamento con lo scalo portuale di Ravenna.

La stazione di Lugo arrivò nella allora periferia, determinò l’impianto di strutture e lo sviluppo di un quartiere, e costituì il capolinea di varie attività (a qualche centinaio di metri sorse l’Ospedale Umberto I, inaugurato nel 1900). Il treno arrivò in tempi in cui le merci e le persone si spostavano con la sola forza del cavallo; un trasporto da Firenze a Bologna richiedeva 14 ore di viaggio, e tra gli incerti avventurosi del viaggio c’era anche un florido brigantaggio, fenomeno che scomparve con l’arrivo del treno. Se si pensa che erano tempi in cui il velocipede doveva ancora venire come mezzo di massa, si comprende come ha provocato un cambiamento sociale, oitre che dell’economia, dell’urbanistica e del territorio. Il viaggio, la partenza per nuovi territori, la conquista della mobilità con scoperta e conoscenza annesse, il progresso e i nuovi mezzi che eccitavano gli animi tra fine ‘800 e inizio ‘900, sono arrivati col treno. La psicologia, l’impatto del treno sui contesti, è ben rappresentato da racconti di diverso genere: la canzone “La locomotiva” di Francesco Guccini in cui il treno diventa strumento di lotta sociale; il film la cui storia circonda la costruzione della ferrovia in NordAmerica (rappresentando il cambiamento epocale), ovvero I’opera monumentale “C’era una volta il West” di Sergio Leone, “l’italiano che (secondo la critica cinematografica internazionale) ha inventato il West”. E il treno è nell’immaginario, perchè “Il treno dei desideri nei miei pensieri all’incontrario va” per Paolo Conte.

Verso il Museo

La mostra quindi: una raccolta documentale importante, e nel tempo anche donazioni di materiale da soci e lasciti: fu il caso della donazione da parte degli eredi del dottor Mugellini, farmacista di Barbiano, che si sono ritrovati un intero sottotetto adibito a laboratorio, con metri e metri di binari su cui scorrevano trenini la cui costruzione era stata per il dottore la passione di una vita.

Il treno è stato lo sfondo di fotografie e di ricordi nella vita di tutti, lungo il secolo scorso:

dai viaggi di nozze dei genitori e dei nonni alle partenze per il servizio militare, al pendolarismo di studenti e lavoratori, ai treni che hanno ospitato eventi speciali, alla festa del Treno delle castagne con la locomotiva a vapore verso l’Appennino. Oggi il plastico in costruzione ha le dimensioni di 50-60 metri quadrati; riproduce la rete ferroviaria con Lugo al centro, la linea adriatica Ravenna-Lavezzola, e la Ferrovia Faentina verso la Romagna Toscana, con stazioni, treni passeggeri e convogli merci fedelmente riprodotti; vi compaiono anche i principali monumenti identificativi del territorio.

La rigorosa ricerca storica, nel confronto con immagini d’epoca e studi dedicati, fa dell’opera una realizzazione documentale piuttosto che hobbistica. Le immagini d’epoca mostrano contesti urbani e sociali lungo i decenni: la Stazione che spunta alla fine di un viale alberato e polveroso, una folla con i fagotti che aspetta l’arrivo del treno, i campi in cui gli agricoltori al lavoro alzavano lo sguardo al fischio del treno.

Visto il successo di pubblico, il presidente Francesco Fortezza rilancia l’appello per trovare locali più ampi, tali da ospitare il cresciuto plastico e  soprattutto nella prospettiva di costituire un museo: per l’importanza della documentazione storica raccolta, e per poter ospitare visite di pubblico, in primis di scolaresche, di ragazzi che, a un passaggio a livello, probabilmente ripetono anche oggi quel grido “Arriva il treno!” come tante generazioni prima di loro.

Piace pensare a un Museo “Memoria e rappresentazione” del sistema ferroviario imperniato sul lughese, “fotografato” nel fiore del suo sviluppo, nella seconda metà del ‘900, da un così grande plastico con i treni in movimento. Per Lugo una ricchezza e un’ attrattiva in più, e attorno alla storia tante storie, aneddoti, ricordi e nostalgie.

VALERIA  GIORDANI

 

 

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