La scomparsa di Antonio Paolucci

E’ scomparso Antonio Paolucci: il suo amore per la Romagna e per gli Zaganelli

di RAFFAELLA  ZAMA

 

E’ scomparso nel tardo pomeriggio del 4 febbraio nella sua città d’adozione, Firenze, dove ha svolto gran parte della sua carriera al servizio dell’amministrazione dei beni culturali come Soprintendente ai Beni Artistici e Storici e direttore dell’Opificio delle Pietre Dure, ma è stato anche Ministro per i Beni Culturali durante il governo tecnico di Lamberto Dini, Soprintendente speciale per il Polo museale fiorentino, Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Toscana e direttore dei Musei Vaticani.

Tra i più stimati storici ed esperti d’arte italiani, raffinato ed efficace comunicatore, Paolucci era romagnolo Doc e fiorentino “dentro”. Originario di Rimini, dove era nato il 29 settembre 1939, aveva studiato Storia dell’Arte come allievo di Roberto Longhi e si era laureato con una tesi sui pittori Bernardino e Francesco Zaganelli da Cotignola. Suo uno dei saggi più intensi sull’Ultimo tempo di Francesco Zaganelli uscito nel 1966 sulla Rivista di arte e letteratura “Paragone” fondata dallo stesso Longhi, nel quale esaminava la produzione artistica svolta dal pittore nel periodo del suo trasferimento a Ravenna dopo il 1513.

 

Paolucci aveva mantenuto un legame forte con la sua terra e in particolare con i suoi primi studi, tant’è che era tornato con piacere a parlarne in occasione della presentazione della monografia di Raffaella Zama sull’allievo degli Zaganelli, Girolamo Marchesi, tenutasi a Cotignola nel 2008, dove aveva incantato il pubblico commentando una lunetta con il Compianto su Cristo morto, collocata alle sue spalle nella Chiesa di San Francesco, dove si era tenuto l’evento.

Queste le sue parole: “Cristo è morto, ormai non c’è niente da fare, forse risorgerà, forse no, chi può dirlo, chi lo sa? E’ proprio la sconfitta totale, la morte, non c’è nulla di ulteriore alla morte. E l’iconografia tipicamente quattrocentesca, il modello supremo lo aveva dato Giovanni Bellini qualche anno prima, forse 10-15 anni prima che gli Zaganelli dipingessero la lunetta…. Ecco, quella lunetta racconta la disperazione, il dolore di fronte al maestro sconfitto, di fronte all’amico perduto”.

Rimini e Cotignola, piccola capitale del Rinascimento, come amava definirla, ora sentono con dolore d’aver perduto un grande amico.

RAFFAELLA   ZAMA

 

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