XXXII Giornata Mondiale del Malato

 

…GUIDA I NOSTRI PASSI…

Ieri, domenica, nella Chiesa dei Ss. Simone e Giuda in Madonna delle Stuoie sono state celebrate la festività liturgica della Beata Vergine di Lourdes, apparsa nella grotta l’11 febbraio 1858, e la 32 esima Giornata Mondiale del Malato.

Ai numerosi fedeli presenti è stata distribuita la preghiera: Padre, ricco di misericordia, guarda le nostre ferite, risana i cuori afflitti e guida i nostri passi. Fa’ che nella sofferenza non ci sentiamo soli, che qualcuno prenda le nostre mani e ci doni quella pace che, attraverso Cristo, viene da Te. Facci respirare già su questa terra, per il dono dello Spirito Santo, per quell’aria di cielo che un giorno godremo con te. Amen

Col parroco, padre Giuseppe, ha concelebrato il predicatore francescano padre Marzio Calletti, il quale ha sottolineato che queste parole riassumono il messaggio della Giornata, sono tre frasi che diventano tre luci, tre sfide, da cogliere nel loro significato più profondo, da accogliere perchè si traducano in esperienza nella nostra vita.

Ci sono le ferite fisiche, le malattie del corpo, ma anche quelle psicologiche, qualcuna non detta, ma sentita: ecco che chiediamo al Signore di guardarle, a volte anche con rabbia, con insistenza: Ma non mi vedi? Ti rendi conto delle mie ferite?

Il Signore, guardando le ferite di Gesù in croce ha visto le ferite di uomini e donne in ogni luogo, in ogni epoca. Riflettendo, quindi, ci rendiamo conto che Lui non ha mai distolto lo sguardo dalle nostre piaghe. Ma noi dobbiamo camminare: “guida i nostri passi”, devo muovermi io, non è un mago, un demiurgo, mi guarisce mentre cammino. Noi crediamo erroneamente in un Dio che risolve i nostri problemi. Ma Gesù ha guarito un lebbroso, non tutti, da ridato la vista a qualche cieco, non a tutti, ha resuscitato tre morti, non tutti, e per costoro è arrivato in seguito, ovviamente, l’ultimo respiro.

Gesù, figlio di Dio fatto carne, non è il carismatico di turno che attira le folle, non è colui che arriva dove il medico non è capace di arrivare, è un compagno di viaggio, cammina con noi perchè le nostre ferite siano risanate nel profondo.

Molto potente anche la seconda frase, prima dello spiraglio di cielo della conclusione: spesso la sofferenza è coniugata con la solitudine. E’ difficile stare vicino agli ammalati, trovare le parole più giuste, riuscire ad essere una presenza positiva, ricca, a possedere saldamente sensibilità nei confronti di coloro che soffrono. Pensiamo sempre che tocchi all’altro il dolore, ma la sofferenza è una realtà presente nella natura umana.

Chiediamo quindi al Signore di guarire dalla lebbra dell’indifferenza, ha concluso padre Marzio, una malattia che isola, che uccide l’individuo, che distrugge il corpo sociale

Il coro parrocchiale ha animato la celebrazione, che si è conclusa con il sacramento dell’estrema unzione per i numerosi fedeli presenti che lo desideravano, praticamente tutti..

Ultime Notizie

Rubriche