L’intervento del Capo dello Stato sui fatti di Pisa

Le parole di Sergio Mattarella ci richiamano alle fondamenta del vivere civile in un paese democratico.

“Il Presidente della Repubblica ha fatto presente al Ministro dell’Interno, trovandone condivisione, che l’autorevolezza delle Forze dell’Ordine non si misura sui manganelli ma sulla capacità di assicurare sicurezza tutelando, al contempo, la libertà di manifestare pubblicamente opinioni. Con i ragazzi i manganelli esprimono un fallimento.”

Il giorno dopo gli avvenimenti, il comunicato del Quirinale non si rivolge agli studenti, in maggioranza minorenni, che manifestavano a Pisa, ma al Ministro dell’Interno, il capo delle forze di polizia. Gli dice: fermatevi!

Le parole sono importanti, al Quirinale si pesano e si misurano.

“L’autorevolezza delle forze dell’ordine non si misura sui manganelli”. E qui possiamo cogliere il riferimento alla distanza che corre fra autorità e autorevolezza. Se picchi, insegui e rompi il naso ai ragazzini con lo zaino esprimi l’autorità, ma se sei autorevole non hai bisogno di picchiare.

La parola “manganelli” in un comunicato della presidenza della Repubblica suona come un campanello d’allarme. Ci porta alla memoria il ministro dell’istruzione nel Ventennio.

“Ogni forza è morale, perché si rivolge sempre alla volontà: e qualunque sia l’argomento adoperato – dalla predica al manganello – la sua efficacia non può essere altra che quella che sollecita infine interiormente l’uomo e lo persuade a consentire.” (Giovanni Gentile, Palermo, 1924).

Non si misura, l’autorevolezza, sui manganelli – dice il Capo dello Stato – “ma sulla capacità di assicurare sicurezza tutelando, al contempo, la libertà di manifestare pubblicamente opinioni”.

“Al contempo”. E’ bene riflettere su questo inciso.

Il ministro deve assicurare l’ordine ma, al contempo, deve garantire la libertà di manifestare il pensiero.

“Coi ragazzi i manganelli esprimono un fallimento”. Picchiarli serve? Difficilmente.

Manifestare davanti alla Rai, davanti a un teatro, portare un fiore per Naval’nyj, dire in pubblico sono antifascista, stop al genocidio e poi venire richiesti dei documenti per essere identificati in questi “gravi” gesti, mostra una enorme sproporzione fra la libera manifestazione del pensiero e il manganello in tenuta antisommossa.

Giusto per ricordare. Articolo 21 della nostra Costituzione: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.

Picchiare è un fallimento, un segno di debolezza: se la polizia picchia i giovani, non vincono i tutori dell’ordine. Hanno vinto loro se picchiate, lo tenga presente. Questo dice, lo storico comunicato del Quirinale.

Quanto ci portiamo ancora sulle spalle il ricordo del G8 a Genova e la vera e propria mattanza che ne seguì?

Forse sarebbe bene ragionare sui manganelli e sulla necessità che la generazione dei quindicenni ha di esempi che diano loro indicazioni per la strada da percorrere.

Tiziano Conti

Foto Wikipedia, da Quirinale.it

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