Anche lo sport in Bielorussia è per spiriti indomiti

Krystsina Tsimanouskaya (anche Kryscina Cimanowska a seconda di come tradurre il suo nome) ha vissuto ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020 (anche se svolti nel 2021 causa Covid) una piccola grande storia da “Intrigo Internazionale”. Il suo non è il nome di una grande stella, da medaglia assicurata.

L’atleta, allora 24enne, laureata in pedagogia, denunciò un tentativo di rimpatrio forzato. Aveva corso i 100 metri, non era riuscita a qualificarsi per le semifinali e mentre si preparava per i 200 l’allenatore della squadra la informò che c’era un cambio di programma: doveva correre la staffetta 4×400, gara per cui non era allenata e che non aveva mai disputato. Si erano “dimenticati” di registrare alcune atlete per il test anti-doping e ora avevano bisogno di altre atlete.

Krystsina con un post si lamenta sui social di dover pagare per gli errori federali. Nulla di esagerato, nessuna critica politica, solo un forte disappunto nei confronti dei propri allenatori. “Non avrei reagito così duramente se me lo avessero detto prima, spiegandomi la situazione, ma loro hanno deciso tutto alle mie spalle”.

Però Viktor Lukashenko, presidente del comitato olimpico bielorusso, non la manda giù. E’ il figlio del presidente Alexander Lukashenko che governa la Bielorussia dal 1994 e che fino al 2021 è stato anche il grande capo dello sport del suo paese, prima di cedere il posto al figlio Viktor. Entrambi messi al bando dal Comitato Olimpico Internazionale (Cio) con il divieto di mettere piede ai Giochi per comportamenti intimidatori verso i propri atleti, nello stile di quello che è successo a tutti gli oppositori politici nel loro paese.

L’allenatore, Yuri Moisevich, avvisa la ragazza che da Minsk è arrivato l’ordine di rimuoverla. L’accusa di essere instabile mentalmente, e inaffidabile psicologicamente.

Alcuni funzionari bielorussi la scortano in aeroporto contro la sua volontà e qui Krystsina riesce, grazie a un trucco, a salvarsi. Quasi come fece Rudolf Nureyev nel giugno del ’61 a Parigi in piena Guerra Fredda buttandosi tra le braccia degli agenti francesi e voltando le spalle all’Urss.

All’aeroporto la ragazza vede la polizia giapponese e utilizzando il traduttore di Google riesce un po’ a spiegare cosa le sta accadendo. Fa anche in tempo a chiamare con il cellulare la nonna che le dice: “Non rientrare, qui è già in atto una campagna-stampa contro di te”.

A quel punto interviene il Comitato Olimpico Internazionale che la prende in consegna, la Polonia le concede un visto umanitario e la nazionalità.

Krystsina si trasferisce con il marito Arseniy Zdanevich, fuggito appena ha saputo della disavventura della moglie (“Ho preso la decisione di andarmene in mezz’ora, a casa sarei stato in pericolo”) a Varsavia dove vive protetta da guardie di sicurezza.

Nei giorni scorsi è stato bandito dallo sport anche il coach bielorusso, Yuri Moisevich, colpevole di “aver offeso la dignità dell’atleta”. È stato squalificato per cinque anni e fino al 2029 non potrà più allenare. Krystsina ha potuto provare l’accusa perché aveva registrato le conversazioni con il coach.

A Parigi, alle Olimpiadi, lei ci sarà, Viktor Lukashenko e Yuri Moisevich al massimo faranno i turisti.

Tiziano Conti

Foto Wikipedia, By FISUTV – YouTube

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