“House of Cards” e “Designated Survivor”: quale America?

Gli Stati Uniti d’America sono per me uno dei punti di riferimento più importanti, a livello sociale, politico, economico.

Certo, ogni Stato nel mondo ha i suoi punti forti, che rappresentano idee guida a cui guardare con passione e interesse, insieme a – pochi o tanti – “buchi neri” che ci deludono.

In questo momento stanno prevalendo le persone e i governi che non hanno a cuore lo sviluppo delle potenzialità di ciascun popolo, ma la propria visione, calpestando i propri vicini, come fossero “un incidente della storia”, secondo le stupende parole pronunciate da David Sassoli quando divenne Presidente del Parlamento Europeo.

Gli Stati Uniti, anche loro, stanno cercando di mostrare i muscoli, però l’amministrazione attuale ha avuto il coraggio di prendere una linea dura verso Israele, nonostante quel paese sia un fedele alleato in Medio Oriente e una forte base elettorale all’interno degli USA.

Gli Stati Uniti rappresenteranno sempre, per un baby boomer come me, la “nuova frontiera” dei fratelli Kennedy, la ventata di novità di Bill Clinton, lo “Yes we can” di Obama, primo Presidente afro-americano.

Venendo a temi più venali, due serie televisive, visibili attualmente su Netflix, mi hanno fatto ulteriormente riflettere sulle caratteristiche di quel popolo.

Mi sto riferendo a “House of Cards – Gli intrighi del potere” e “Designated Survivor”, entrambe ambientate alla Casa Bianca e a tutto il mondo che gira attorno al Presidente degli Stati Uniti d’America: hanno ricevuto entrambe ottimi giudizi sulla piattaforma IMDB, una specie di Bibbia dei recensori: 8,6 su 10 la prima e 7,5 la seconda.

 “House of Cards” recitata magistralmente da Kevin Spacey e Robin Wright, composta di sei stagioni (la sesta, assente Spacey, decisamente sotto tono rispetto alle altre) ci racconta del mondo di colpi bassi, ricatti, intrighi, che deve usare il Presidente e il suo staff per sopravvivere nelle trappole di Washington.

La seconda, “Designated Survivor”, tre stagioni, con molti bravi attori, su tutti Kiefer Sutherland, ci fa vedere l’America in cui gli ideali dei padri fondatori – giustizia, libertà, trasparenza, onestà – sono alla base del lavoro degli uomini alla Casa Bianca.

E’ ovvio che io preferisca la seconda, ma avere uno sguardo aperto al mondo ci aiuta a comprendere meglio la strada da perseguire.

Buona visione, a chi vorrà raccogliere la sfida!

Tiziano Conti

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