Liberazione: la testimonianza di Francesca Gladstone, figlia del sergente neozelandese che combatté a Faenza

In questi giorni è in visita a Faenza Francesca Gladstone, figlia di Arthur Gladstone, un sergente neozelandese che nel dicembre del 1944 nei pressi di Celle incontrò casualmente una ragazza faentina, Antonietta Dalmonte. Arthur e Antonietta iniziarono a frequentarsi e, a guerra finita, dopo avere ottenuto il permesso dalle autorità militari neozelandesi, si sposarono il 1° settembre 1945 nella chiesa di San Bartolomeo a Faenza, la chiesa dedicata alla memoria dei Caduti.

Si trasferirono in Nuova Zelanda ed ebbero dieci figli. Tutti i membri della famiglia, che ora comprende numerosi nipoti e pronipoti, sono molto legati a Faenza e periodicamente qualcuno di loro viene a visitare i luoghi dove “Arturo e Netta” si sono incontrati. Ad Arthur Gladstone nel 2002, come rappresentante della comunità neozelandese, fu concessa l’onorificenza di “Faentino lontano”.

Il 25 aprile Francesca, che ora vive in Australia, accompagnata dalla figlia Johanna e dalle nipoti Bronte e Jetta, ha visitato la chiesa dei Caduti dove i genitori si sposarono 79 anni fa: lì sono state accolte da due volontari dell’Associazione Nazionale Alpini, Francesco Bassi e Carlo Giuliani.

In occasione del 25 aprile 2024, Festa della Liberazione, Francesca Gladstone ha portato la sua testimonianza alle celebrazioni cittadine di Faenza, di fronte al Monumento dei Caduti, introdotta dal presidente del Consiglio comunale, Niccolò Bosi. 

“Ottanta anni fa – ha detto – mio padre lasciò la sua piccola città in Nuova Zelanda per partecipare a uno dei più importanti avvenimenti della sua vita. Quel viaggio è iniziato in Egitto ed è continuato fino a qui, il luogo che la mia famiglia considera come la nostra seconda casa. Qui è dove ci sono le nostre radici, qui è dove il percorso delle nostre vite è cominciato. L’influenza di questa bellissimo luogo, Faenza, è stato parte della nostra crescita. Noi siamo diventati i romagnoli di Nelson in Nuova Zelanda. Come alcuni di voi sapranno l’amore di mio padre e di mia madre per questo posto è stato espresso in molte maniere. Passavano delle ore parlandone, ricordandolo e cantando.  Noi (i loro dieci figli) sapevamo che erano felici quando li sentivamo cantare insieme in italiano”.

“Dire che è un onore partecipare alla vostra cerimonia è riduttivo – ha proseguito -. In Nuova Zelanda e in Australia il 25 aprile, l’Anzac day è probabilmente la giornata più sentita dell’intero anno. Rappresentare mio padre oggi in questo posto è per me un grande privilegio. Io porto le sue medaglie con rispetto e orgoglio, come mia figlia Johanne porta quelle di suo padre per la stesso motivo e come le mie due nipoti Bronte e Jetta che sono qui portano il papavero rosso. Siamo molto impressionate dai risultati ottenuti da un così piccolo gruppo di soldati neozelandesi. Grazie Faenza per il rispetto che dimostrate a tutti i giovani che ora riposano in pace sul vostro territorio. Noi in Nuova Zelanda sappiamo che voi ne avete avuto cura”.

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L’Anzac day (Australia and New Zealand Army Corps) si celebra il 25 aprile: è la festa delle forze armate. Ricorda lo sbarco dei soldati australiani e neozelandesi sulla spiaggia di Gallipoli in Turchia il 25 aprile 1915 (che causò decine di migliaia di caduti) per operare contro l’esercito dell’Impero Ottomano. La ricorrenza è molto sentita anche tra i giovani e c’è la tradizione di radunarsi per assistere al sorgere del sole, intere famiglie, anche con i bambini, vi prendono parte.

Courtesy by “Il Piccolo Faenza”

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