Raphaël Geminiani, da Lugo alle vette del ciclismo

A 99 anni se ne è andato Raphaël Geminiani la maglia rosa più anziana ancora in vita, uno degli ultimi testimoni del ciclismo di altri tempi: quello di Coppi, Bartali, Bobet, Koblet, Gaul.

Geminiani li ha conosciuti tutti: ci ha corso insieme e alcuni li ha guidati dall’ammiraglia.

Suo padre Giovanni era romagnolo, originario di Lugo, antifascista emigrato in Francia quando un funzionario del fisco, nel 1923, volle imporgli una tassa sulla sua piccola officina di riparazione di bici. Era un ex ciclista, Giovanni, e accompagnò sulla strada del professionismo anche suo figlio.

Era nato a Clermont-Ferrand, città nel cuore della Francia, famosa anche per il circuito automobilistico che ha ospitato quattro edizioni del Gran Premio transalpino di Formula Uno.

Ha vinto poco ma ha raccontato molto, anche dopo la carriera, da grandissimo comunicatore. Era detto “Grand Fusil” (Il grande fucile) per via della sua figura snella e dei suoi attacchi folgoranti.

Corse il suo primo Tour, nel 1948, il secondo vinto da Gino Bartali, in una squadra regionale francese. Nel ’51 fu secondo dietro Hugo Koblet. Era uno scalatore e soprattutto un gran tessitore di trame e alleanze, anche trasversali.

Nel ’55 corse e chiuse nei primi dieci in classifica la Vuelta, il Giro e il Tour: fu il primo di sempre a riuscirci.

Fu anche il primo francese in assoluto a indossare la maglia rosa al Giro d’Italia, nel 1955.

Fu legato da una grande amicizia con Fausto Coppi, del quale fu anche compagno di squadra alla Bianchi. E nel dicembre 1959 Geminiani partecipò alla celebre spedizione in Alto Volta costata la vita al Campionissimo. All’ultimo momento aveva preso il posto in aereo di Louison Bobet: anche lui contrasse la malaria ma, al contrario di Coppi, si salvò grazie ai chinino. I suoi familiari chiamarono in Italia, ma i medici risposero di pensare a Geminiani, che loro avrebbero provveduto a Coppi.

Dopo il ritiro dalle competizioni, divenne, nel 1962, direttore sportivo di Jacques Anquetil, che con lui raggiunse quasi tutti i maggiori successi della carriera. Dopo il ritiro del grande normanno, avvenuto nel 1969, Geminiani diresse piccole formazioni. Ma nel 1977 guidò Eddy Merckx, al penultimo anno di carriera, alla Fiat France.

Dopo la carriera da direttore sportivo, ha continuato a tenere conferenze, a dare interviste, a raccontare di quella volta sul Tourmalet o quell’altra sul Bondone.

In occasione del passaggio del Tour de France, il 30 giugno a Faenza, è stato collocato dalla famiglia lughese Mazzotti, imparentata con il grande “Gem”, uno striscione sui tornanti del Monticino di Brisighella per fargli auguri per i 99 anni appena compiuti.

Era una leggenda e raccontava di leggende.

Tiziano Conti

Foto Wikipedia di Bilsen, Joop van per Anefo

 

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