Dante e l’anglomania

Celebriamo Dante e l’…anglomania

 

Al di là dei fiumi di parole celebrative di Dante2021, padre riconosciuto della lingua italiana, rileva il silenzio assordante dei linguisti accademici all’invasione, meglio travaso,   dell’inglese grazie allo strapotere dei media.

 

La pandemia ha dato un ulteriore colpo (..di grazia?) alla nostra lingua asseverando una tendenza generalizzata verso l’anglomania anche in presenza di sinonimi: lockdown, smart working, cluster, green pass, drive trough, hub, etc

 

Il Ministro della Cultura Dario Franceschini, peraltro scrittore, ospite del Caffè letterario di Lugo, non dovrebbe dire qualcosa , sempre che si ritenga la lingua italiana un patrimonio culturale da proteggere  addirittura antecedente (1300)  all’ unità politica del nostro Paese?

Come fanno i francesi e gli spagnoli per il loro idioma  che ritengono parte essenziale della loro identità difendendolo dai forestierismi. 

Ovviamente, senza cadere nella ridicola autarchia linguistica del ventennio fascista che inventava sinonimi.

 

Se ci sei, batti un colpo! Probabilmente Dante si sta rivoltando nella tomba…a meno che non  si dica che le lingue sono di fatto porose e che questa è una battaglia di retroguardia. Forse, ma le vere battaglie perse, sono quelle non combattute. Ah, …la perfida Albione.

                                                                                Angelo Ravaglia

info: 340.5919531

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