Un mese dopo

Tokyo 2020. Chi è l’eroe: l’atleta o la volontaria?

Hansle Parchment, giamaicano, ha vinto la medaglia d’oro nei 110 metri ostacoli alle Olimpiadi di Tokyo 2020, ma senza l’aiuto di una volontaria non sarebbe mai riuscito ad arrivare allo stadio in tempo per la finale. L’atleta ha sbagliato impianto e solo l’intervento della donna, che gli ha pagato il taxi, gli ha permesso di arrivare in orario alla gara.

Le Olimpiadi sono terminate da un mese.

Ci sono storie destinate a rimanere in eterno per come si sviluppano e per il percorso che seguono, come la “favola” di Lamont Marcell Jacobs che, arrivato da quasi sconosciuto alle Olimpiadi di Tokyo 2020, ha vinto la medaglia d’oro nella gara regina: i 100 metri nell’atletica leggera. Ce ne sono altre che vivono di luce propria, hanno qualcosa di unico. In quest’ultima categoria rientra sicuramente quella dell’ostacolista giamaicano Hansle Parchment, medaglia d’oro nei 110 metri ostacoli alle medesime Olimpiadi. L’atleta ha vissuto una situazione molto particolare il giorno della finale della sua specialità: aveva sbagliato stadio e non sarebbe mai arrivato in tempo, se non fosse intervenuta una volontaria dell’evento del CIO.

Non sarebbe stata la prima volta che un atleta non si presenta alla gara per un banale errore: alle Olimpiadi di Monaco 1972, i velocisti americani Hart, Robinson, Taylor e il loro allenatore Stan Wright, mentre si avvicinavano allo stadio, si fermarono a guardare il teleschermo della Abc, pensando di avere ancora molto tempo prima delle loro batterie. Quando videro i giudici decretare l’assenza di Robinson, che doveva correre nella prima, si resero conto dell’amara verità. Saltarono su un’auto della Abc e senza rispettare limiti di velocità, semafori e sensi unici cercarono di raggiungere lo stadio. Ma era troppo tardi sia per Robinson che per Hart, previsto nella seconda batteria. Solo Taylor riuscì ad arrivare ai blocchi di partenza all’ultimo secondo utile: in finale conquisterà la medaglia d’argento nei 100 metri piani alle spalle di Borzov.

A raccontare la sua storia è stato lo stesso Parchment in un video sui social. Dopo aver rintracciato e ringraziato la volontaria Tiana, restituendole i soldi che gli aveva prestato, ha speso parole molto dolci nei suoi confronti: “Sei stata determinante per me nel farmi arrivare alla finale quel giorno”. Il premio più grande di Tiana, però, potrebbe ancora arrivare da parte del ministro del turismo giamaicano Edmund Bartlett che, secondo quanto riportato da un quotidiano locale, intenderebbe ospitarla al più presto sull’isola caraibica: “Non importa dove si trovi nel mondo, vogliamo ricambiare la gentilezza mostrata a uno dei nostri”.

Parchment temeva di non farcela più quando è finito nell’impianto sportivo sbagliato e tutte le auto ufficiali di Tokyo 2020 erano prenotate, senza contare il tempo che avrebbe impiegato se avesse preso un autobus per tornare al Villaggio Olimpico. Nel video pubblicato sui social network ha affermato: “Se l’avessi fatto non sarei arrivato in tempo nemmeno per riscaldarmi. Ho visto questa volontaria e ho dovuto pregarla, perché ovviamente non le era permesso fare molto. In realtà mi ha dato dei soldi per prendere uno dei taxi”.

Una storia straordinaria, dove la vera protagonista è una ragazza che, nel momento cruciale, ha saputo “cogliere l’attimo”.

 

TIZIANO   CONTI

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