Lettera a San Giuseppe

 

UN PROFUGO SPECIALE

Caro San Giuseppe,

la tua vita è stata come il tuo lavoro, lentamente, pazientemente, sapientemente hai modellato il legno, ne hai ricavato oggetti per il corpo e per l’anima dell’uomo. Attrezzi, utensili, arredamenti, abitazioni, strumenti musicali, creazioni artistiche: le tue mani, guidate dalla volontà di Dio, hanno operato trasformazioni grandiose. E con la stessa semplicità magica uno dei rami che hai toccato ha prodotto fiori nel tempio, segno del misterioso potere che non sapevi di avere, che ti ha sgomentato, che ti ha impaurito e in seguito addirittura reso sospettoso. Ma un angelo in sogno ti ha svelato i progetti celesti su di te e sulla fanciulla di Nazareth che quei petali ti avevano destinato come sposa. Un bambino, a cui non hai fatto in tempo a costruire una culla, un tetto, un riparo adeguato. Un bambino, che hai dovuto trascinare nel deserto per portarlo via dalla furia omicida di Erode. Sei diventato un profugo, mosso dal desiderio di una stabile e sicura dimora per te e per la tua famiglia, sorretto dalla tua fede e dalla tua giustizia.

Anche ora ce ne sono tanti di profughi, ti prego, proteggili.

A dodici anni un segnale potente, Gesù, ecco il nome di tuo figlio, (alla lettera Dio salva, l’ho letto nel Vangelo di Matteo, come chiamare tuo figlio te l’aveva spiegato un angelo) fra i sapienti, trovato a conclusione di un’angosciosa ricerca, lo avevate perso, tu e Maria. Ma già era chiaro che facevi parte di un disegno straordinario, stavi facendo crescere il redentore, nella quotidianità faticosa del tuo lavoro speciale che dalla materia informe trae una nuova vita. Un tramite fra il terreno e l’ultraterreno, una vita nascosta eppure destinata a farsi luce nel mondo, ecco cosa sei diventato nella tua bottega profumata di bosco

E ancora prima che echeggiassero le parabole e i discorsi di un annuncio rivoluzionario, che i miracoli stupissero la gente, tu, accarezzato dall’annuncio del regno dei cieli, convinto della bellezza dell’amore per il prossimo, che poi vivevi da sempre, te ne sei andato. Avevi finito la tua missione, di padre putativo. Tu hai condotto il Redentore per mano, alla vita vera, alla vita piena, al ruolo di salvezza per l’umanità. Mi dicono che sei morto dolcemente, ti hanno proclamato patrono della buona morte, ti prego, assistici tutti in quel passaggio, stai vicino al nostro ultimo respiro, accompagnaci nella nuova realtà che ci attende, divenuti un oggetto nuovo ricavati da quel legno con cui siamo nati e ci siamo trascinati su questa terra.

Dicevo, te ne sei andato, dicono, un po’ prima che salisse sul calvario. Dio ti ha risparmiato la visione della sua agonia, è stato misericordioso anche in questo.

Ma dall’alto del Paradiso hai sorretto Maria ai piedi della Croce, mentre preparavi per tuo figlio un’accoglienza in cielo degna di un re, un re quale era, è e sarà. Gli hai modellato un trono, un trono di legno, tutto per lui

Grazie, San Giuseppe

Lucia (testo primo classificato sezione Adulti)

E grazie agli organizzatori, al parroco, alla giuria, a quanti hanno collaborato alla stesura e alla buona riuscita del concorso letterario Lettera a San Giuseppe realizzato dalla Chiesa Parrocchiale dei Ss. Simone e Giuda in Madonna delle Stuoie. in collaborazione col Vicariato di Lugo, in memoria di Alessandro e Piarosa Emiliani. Scrive Nicoletta, la presentatrice: “Ci auguriamo che una simile iniziativa venga riproposta anche nei prossimi anni perchè il Natale possa essere vissuto e accolto nel suo significato più autentico: il dono di Dio che ci consegna all’umanità”

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